domenica 28 febbraio 2010

ARTE DEL FARE

Voglio farvi vedere, quante cose sono in grado di fare...
Per noi Antichi Mestieri !!!!
O forse voglia di non fare.....
Sono ingegnosi e molto bravi.
Io li guardo con ammirazione e ritorno indietro con gli anni....
Vedo fare cose che da noi si facevano 50 anni fa.....
E noi....pensiamo di stare meglio .......
Sino a quando !!!!!

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Sono tantissimi, vanno avanti e indietro tutto il giorno, per dare la loro opera.
Ti sistemano qualsiasi cosa, non sono al corrente del loro tariffario.
Credo sicuramente non tanto caro.
Ripeto...sono tantissimi e solo uomini.
Che scene bellissime mi devo guardare.

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giovedì 25 febbraio 2010

I "PROMOTORI DELLA LIBERTÀ"

Berlusconi lancia i "promotori della libertà", esercito "del bene contro il male".

Pronti ad arruolarci?

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Silvio Berlusconi con Michela Brambilla (Adnkronos)

Quando il gioco si fa duro e si è stretti in una morsa che va dalle intercettazioni al processo breve alla gestione degli stranieri allo scandalo nella protezione civile e altre amenità, quando anche i fidi sondaggi non sono sicuri come una volta, ecco che il "caro leader" tira fuori il coniglietto dal cilindro. Parliamo di Silvio Berlusconi e della sua ultima trovata, i "promotori della libertà", lanciata in una conferenza stampa con la ministra Brambilla: sì, proprio quella dei circoli della libertà, tanto pubblicizzati quanto in concreto evanescenti.

In cosa consiste la proposta? Nello scendere in campo per formare "un esercito del bene contro l'esercito del male e dell'odio" rappresentato naturalmente dalla sinistra, o comunque da tutti quelli che osano criticare l'operato del premier. Tra gli impegni di questo esercito, quello di sostenere l'azione del governo, spiegando ad amici e conoscenti le azioni realizzate finora. Naturalmente, come si legge nel regolamento pubblicato sul sito internet dell'associazione, "i Promotori della Libertà dipendono direttamente dal Presidente Silvio Berlusconi, che li coordina attraverso il responsabile nazionale del Settore Iniziative Movimentiste del Pdl". Un mix tra la gioventù nazista (o stalinista, come si preferisce) e i consulenti finanziari Mediolanum.

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Per chi volesse saperne di più sull'iniziativa, consigliamo di leggere per intero il regolamento, che ne spiega criteri, finalità e organizzazione. Inoltre, sempre sul sito ci si può direttamente iscrivere per diventare promotore finanziario, ops della libertà. Tutto il resto non è chiaro, come non lo è il ruolo della Brambilla: forse farà il casting agli aspiranti promotori (e il premier quello alle promotrici). Solo una piccola nota a margine: se il "partito dell'amore" che il premier farfugliava dopo l'aggressione a Milano si traduce in un esercito del bene contro quello del male, rimaniamo molto perplessi. D'altra parte, Berlusconi ha appena detto che "viviamo in uno stato di polizia". I promotori della libertà lo sconfiggeranno e tutti li ringrazieremo cantando anche noi con Pupo e il principe Italia amore mio.

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CINA - VIETNAM

Cina e Vietnam, giganti economici sull’orlo del cambiamento o del collasso
di Wei Jingsheng

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Il grande dissidente cinese mette a confronto le due tigri dello sviluppo asiatico e lancia l’allarme: aumenta l’opposizione interna, ed è sempre più determinata. Anche l’occidente è disilluso: la sua politica tollerante verso le violazioni ai diritti umani, non ha portato a nulla, nemmeno a maggiori utili economici

Los Angeles (AsiaNews) – Wei Jingsheng, il “padre della democrazia” cinese, attacca duramente chi pensa che si possa ottenere uno sviluppo economico senza diritti dell’uomo. E, in un discorso al Simposio sui diritti umani e lo sviluppo della democrazia in Cina e Vietnam, traccia un interessante parallelo fra le due nazioni. Dominate da un regime a partito unico, sono entrambe in pieno sviluppo; ma l’assenza di voci contrastanti le porta inesorabilmente verso una rivoluzione sociale. Allo stesso tempo, il mondo capitalista, che ha cercato di assorbire entrambi nella catena della produzione, chiudendo gli occhi sui diritti umani violati, si trova nella presente crisi economica. Riportiamo di seguito il testo completo dell’intervento, pronunciato a Los Angeles la settimana scorsa.

Se vogliamo parlare del futuro sviluppo democratico di Cina e Vietnam dobbiamo fare un’analisi di entrambe le nazioni, così come dobbiamo capire lo sviluppo internazionale di entrambe. E quindi dobbiamo accettare e capire le condizioni dei due Paesi, che siano a noi favorevoli o sfavorevoli, per guidare le nostre azioni. La principale caratteristica sociale che accomuna Cina e Vietnam è che, nonostante entrambe si siano trasformati in Stati capitalisti con monopolio burocratico, sono in qualche modo diverse dalla Russia e dai Paesi dell’Europa orientale.

La differenza maggiore è che entrambe le nazioni asiatiche sono ancora sotto il dominio di una dittatura comunista a partito unico. Senza la competizione di un sistema multi-partitico, a entrambi i Paesi manca quello sviluppo più rilassato che permette discorsi e pubblicazioni libere; cosa che invece esiste in Russia e nei Paesi dell’est Europa. In Cina e Vietnam è molto difficile per l’opposizione sopravvivere all’interno dei Paesi, e quell’opposizione che invece se n’è andata trova molto complicato partecipare alla politica interna. Di conseguenza, questa situazione rappresenta un grande ostacolo per noi.

Le agenzie speciali del Partito comunista sono divenute molto efficienti. Separando [l’opposizione] interno ed esterno, piazzano i loro agenti, manipolano le nostre direttive, fomentano scontri e riescono perfino a far cadere l’opposizione nelle trappole che hanno piazzato. Questo rende molto difficile una trasformazione, o una rivoluzione, perché manca un’ opposizione unita, ben organizzata e ben pianificata. Nel momento attuale, la forma principale di opposizione viene dalla popolazione, che si muove in maniera autonoma, con azione de-centralizzate contro la tirannia e contro l’iper-sfruttamento economico.

Gli strumenti di informazione di massa sono il principale strumento con cui mobilitare la popolazione. Le tradizionali organizzazioni sotterranee hanno infatti un raggio d’azione molto limitato, su scala ridotta. Una mobilitazione massiccia della popolazione può dipendere soltanto dagli strumenti di informazione di massa. Questo è il motivo per cui il regime comunista del Partito cinese presta così tanta attenzione a questi strumenti, e si impegna così tanto per bloccare le informazioni che arrivano sia dai mezzi di informazione che da internet.

Dall’altro lato, data la mancanza dei diritti umani di base, gli sforzi combinati del governo e dell’economia tesi a rinforzare la soppressione dei mezzi di informazione non fa altro che rafforzare l’opposizione. Per questo le forze di trasformazione di nazioni come Cina, Vietnam e Corea del Nord provengono per la maggior parte dalle classi sociali più basse e medie.

I mezzi con cui si intende ottenere questa trasformazione, però, non sono limitati soltanto a forme pacifiche. L’opposizione violenta diviene sempre più spesso il modo principale con cui le società vengono costrette al cambiamento. Infatti, data anche l’intima connessione fra rappresentanti del governo e del mondo economico, il governo ha perso la sua posizione di giudice sulle dispute economiche. Le lotte all’interno dei governi sono divenute sempre più violente, molto più che in ogni altro tempo o circostanza. Emerge sempre di più una connessione (quasi di routine) fra la criminalità e i militari, che rende la società sempre meno stabile e ancora più complicata.

Negli ultimi decenni, l’ambiente internazionale è stata sempre poco favorevole alle forze di opposizione di nazioni come Cina e Vietnam. Il “modello Cina” inventato da Deng Xiaoping è stato in grado di attrarre gli investimenti e i capitalisti occidentali grazie a una forza lavoro a basso costo, e in questo modo Pechino è riuscita a controllare la politica e il mondo accademico occidentale. Tramite l’economia, infatti, la Cina ha costretto il mainstream occidentale ad arrendersi agli interessi del Partito comunista, svendendo il proprio sistema di valori. Come risultato, l’Occidente ha continuato a trasfondere sangue nelle nazioni comuniste, scegliendo una politica tollerante e indulgente verso i nuovi capitalisti-burocrati dei Partiti. Questa politica ha raggiunto il picco nel corso dei 16 anni di presidenza divisi fra Bill Clinton e George W. Bush. La relazione esistente fra le democrazie dell’Ovest e le dittature dell’Est si è trasformata nel tempo da un carattere di confronto a uno tollerante, di aperta cooperazione. Le forze di opposizione che vivono all’estero sono divenute delle travi negli occhi di queste nazioni democratiche. Per usare le parole di un notissimo ideologo della sinistra americana, “questi attivisti democratici e anti-comunisti non si sposano con l’ideologia primaria dell’America”.

Ad ogni modo, ora la situazione sta cambiando. Anche se la politica di distensione occupa ancora il pensiero primario, l’economia occidentale è in recessione proprio a causa delle sue “trasfusioni” nelle nazioni comuniste, durate più di un decennio.

La cosiddetta teoria dell’economia “di libero mercato” ha perso la propria battaglia contro l’economia “non libera” di mercato. Mentre gli industriali di Oriente e Occidente hanno fatto super-profitti, gli stipendiati dei due mondi non hanno ottenuto alcun beneficio dallo sviluppo economico. Invece di espandersi il mercato si è contratto, e questo è alla base della recessione. Così, le nazioni occidentali iniziano a capire questo errore storico e cominciano a prendere le misure atte a correggerlo. Dovrebbero abbandonare la politica di distensione con le nazioni comuniste e ricominciare a confrontarsi con esse, proprio a partire dal protezionismo del mercato.

Tale cambiamento di rotta è la condizione esterna che potrebbe forzare il nuovo sistema capitalista e burocratico dei Partiti comunisti a riformarsi, o collassare.

L’opposizione all’estero ha un nuovo compito, oltre a continuare a usare i media per mobilitare in maniera positiva la spinta verso la democrazia e la libertà. Questo nuovo scopo – cooperando con la politica di protezione del mercato da parte delle nazioni democratiche - si opporrà all’ondata di nazionalismo che con certezza il Partito comunista mobiliterà.

Utilizzando il potere della società internazionale, potremmo spingere per le riforme del sistema di redistribuzione della ricchezza e per una rivoluzione politica nelle nostre nazioni. Questa battaglia commerciale non andrà a beneficio del capitalismo burocratico; andrà invece a fare del bene a quei lavoratori a stipendio e al capitale privato, gli strumenti migliori per evitare insurrezioni disordinate e promulgare una rivoluzione democratica.

In conclusione permettetemi di essere chiaro: se si ha uno sviluppo economico su base capitalista, ma non si hanno diritti di parola e di informazione, la cosiddetta “rivoluzione colorata pacifica e razionale” è soltanto un miraggio. Nella migliore delle ipotesi, è una fantasia bella ma irrealizzabile.

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mercoledì 24 febbraio 2010

FREEDOM IN THE WORLD 2010

UN’EROSIONE GLOBALE DELLE LIBERTÀ

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Lo scorso 12 gennaio, Freedom House ha diffuso i risultati dell’ultima edizione del “Freedom in the World” , ovvero l’indagine sui diritti politici e le libertà civili che dal 1972 esamina la possibilità che ogni individuo ha di esercitare i propri diritti politici e civili. Il monitoraggio viene effettuato in 194 paesi e i risultati vengono pubblicati secondo una classifica che assegna ad ognuno un indicatore di libertà che può essere “libero”, “parzialmente libero” oppure “non libero”. Un paese è libero se c’è un’ampia possibilità di libera competizione politica, un clima di rispetto per le libertà civili e media indipendenti. Un paese parzialmente libero è caratterizzato da diverse restrizioni ai diritti politici e alle libertà civili, spesso in un contesto di corruzione, debole certezza del diritto, conflitti etnici o guerre civili. Un paese non libero è un paese in cui i diritti fondamentali sono assenti e le libertà civili più basilari sono ampiamente e sistematicamente negate.

Secondo i risultati dell’ultimo rilevamento, il 2009 ha segnato – per il quarto anno di seguito – un declino generalizzato della libertà: si tratta del periodo consecutivo di regressi della libertà più lungo nei quasi 40 anni di storia di questo rapporto d’indagine. Questi deterioramenti si sono mostrati più evidenti nella zona dell’Africa Sub-Sahariana ma è necessario sottolineare che si sono verificati anche in gran parte delle altre regioni del mondo. Per di più, l’erosione delle libertà si è verificata durante un anno segnato da un’intensificata repressione attuata contro i difensori dei diritti umani e degli attivisti per la democrazia che operavano in molti dei regimi autoritari più potenti del mondo, come Russia e Cina. Sono in tutto 40 i Paesi in cui il deterioramento delle libertà è stato più marcato, e tra questi ci sono numerose nazioni dell’America Latina (Guatemala, Nicaragua e Venezuela), del Medio Oriente (Iran, Yemen, Bahrain, Giordania) e dell’Asia (Vietnam, Tibet e Myanmar).

Il dato allarmante, secondo il direttore delle ricerche di Freedom House, Arch Puddington, è che questo declino “si è verificato in paesi in cui c’erano stati segnali di potenziali riforme. E se ciò non bastasse, i paesi con i regimi più autoritari hanno guadagnato importanza e peso politico sullo scenario internazionale”. Inoltre, il 2009 ha visto scendere il numero delle democrazie elettorali al livello più basso mai registrato dal 1995; se l’Asia è stato il continente con il maggior numero di miglioramenti è il Medio Oriente a restare la zona più repressiva del mondo, insieme all’Africa che durante l’anno ha assistito a ben 4 colpi di stato. Iran, Libia, Sudan, Somalia, Eritrea, Corea del Nord, Tibet… sono solo alcuni dei classificati nella lista chiamata “Il peggio del peggio”. La sanguinosa repressione del “movimento verde” iraniano dello scorso giugno, con esecuzioni e persecuzioni continuate durante tutto l’anno, è stato uno dei fattori di declino più pesante che ha afflitto la posizione del Medio Oriente. Solo Libano e Iraq hanno registrati lievi miglioramenti ma sono ancora lontani dal poter essere a tutti gli effetti “parzialmente liberi”.

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martedì 23 febbraio 2010

I BONOBO? GIOVANI DI SPIRITO E GENEROSI.

Gli esseri umani potrebbero imparare un paio di cose sulla generosità proprio dai bonobo. A differenza di altri primati, i bonobo sono portati a condividere sempre - come dimostrano due nuovi studi statunitensi - anche nelle situazioni che vedono il coinvolgimento del cibo.

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I risultati della ricerca, che rientrano nel progetto finanziato dall'Unione europea TWOPAN ("Genomic and phenotypic evolution of bonobos, chimpanzees and humans") sono stati presentati sulla rivista Current Biology.
I ricercatori riconoscono che gli esseri umani, proprio come accade per gli altri primati (in particolare gli scimpanzé), diventano egoisti con il passare dell'età. Tutti, tranne i bonobo. L'aspetto particolarmente interessante di questo comportamento altruista sta proprio nella sua naturalezza, caratteristica che non si riscontra invece negli esseri umani, che devono infatti essere "educati" alla generosità.
In questi ultimi studi, i ricercatori della Duke University (North Carolina) e di Harvard (Massachusetts) hanno scoperto che mentre i bonobono sembrano non avere mai imparato ad essere egoisti, gli scimpanzé, invecchiando, sono disposti a fare qualsiasi cosa per ottenere quello che desiderano, anche se per farlo devono mostrare un lato di sé decisamente negativo.
I ricercatori hanno valutato la propensione a condividere il cibo e l'inibizione sociale tra i bonobo e gli scimpanzé di due riserve africane: il santuario Tchimpounga, nella Repubblica del Congo e il santuario Lola ya Bonobo nei pressi di Kinshasa, nella Repubblica democratica del Congo.
I ricercatori ritengono che i pattern evolutivi che caratterizzano storicamente le abitudini di vita di questi due primati potrebbe avere un ruolo determinante a proposito delle differenze evidenziate nel loro comportamento.
I bonobo e gli scimpanzé sono stati messi a coppie in un recinto presso le strutture di Tchimpounga. Qui, i ricercatori hanno scoperto che i bonobo più giovani, così come i giovani scimpanzé, erano propensi a condividere il cibo, cosa che non accadeva invece nel caso degli scimpanzé adulti. Presso le strutture di Loya ya Bonobo, ai bonobo è stata data una grande quantità di cibo, mentre un altro esemplare della stessa specie restava a guardare dietro un cancello. In linea con il comportamento della propria specie, i bonobo sceglievano di aprire il cancello e di condividere il cibo con il loro compagno.
"Uno scimpanzé non compierebbe mai un atto del genere volontariamente", ha spiegato il co-autore dello studio, il professor Brian Hare del dipartimento di Antropologia dell'evoluzione della Duke University. "Gli scimpanzé compiono sì azioni per aiutare gli altri, ma l'unica cosa che non fanno è condividere il cibo".
I bonobo sembrano vivere in una sorta di "mondo di Peter Pan", ha affermato il professore, aggiungendo che "non crescono e continuano a condividere le loro cose".
I ricercatori postulano che il mancato egoismo dei bonobo sia dovuto alla relativa abbondanza di cibo nell'ambiente che li circonda. A differenza degli scimpanzé e dei gorilla, che sono costretti a combattere quotidianamente per procacciarsi il cibo, i bonobo non hanno difficoltà in questo senso.
"Sembra che alcune di queste differenze evidenziate nell'età adulta derivino da differenze evolutive", ha spiegato Victoria Webber, laureata ad Harvard, primo autore dello studio. "L'evoluzione ha influito sullo sviluppo della loro cognizione".
Nel chiedere aiuto gli scimpanzé sono estremamente rapidi, mentre i bonobo hanno ancora un certo margine di miglioramento. Richard Wrangham, professore ad Harvard e co-autore dello studio, ha affermato che gli scimpanzé più giovani devono imparare a individuare qual è l'adulto di cui possono attirare l'attenzione: nella comunità degli scimpanzé, infatti, impossessarsi di una grande quantità di cibo è un privilegio "gerarchico".
Questo non implica che i bonobo siano meno intelligenti, ma che non hanno ancora l'esperienza necessaria per sapere a quale esemplare rivolgersi, e in quale momento, per chiedere cibo.
TWOPAN ha ricevuto più di 2 milioni di euro dalle borse per il progresso del Consiglio Europeo per la Ricerca del Settimo programma quadro (7° PQ). Il progetto, che ha una durata quinquennale e finirà nel 2014, verrà portato avanti dall'Istituto Max Planck per il progresso delle scienze, con sede in Germania.

Per maggiori informazioni, visitare:
Current Biology:
http://www.cell.com/current-biology/
Duke University:
http://www.duke.edu/
Harvard University:
http://www.harvard.edu/


Fonte: Current Biology
Documenti di Riferimento: Wobber, V., et al. (2010) Bonobos exhibit delayed development of social behavior and cognition relative to chimpanzees, Current Biology, 20, 1-5. DOI:10.1016/j.cub.2009.11.070.

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lunedì 22 febbraio 2010

I SOLDI “NON FANNO LA FELICITÀ”

Milionario regala
tutti i suoi soldi
“Non fanno la felicità”

L’austriaco Karl Rabeder sta regalando 3,4 milioni ad associazioni benefiche. L’illuminazione in un viaggio alle Hawaii. E ora dice: “Senza più nulla sono libero”

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Non solo i soldi non fanno la felicità: regalano tristezza. A dirlo - anzi, a esserne talmente convinto da mettere in pratica questa “illuminazione” - è Karl Rabeder, 47anni, businessman e milionario austriaco. Deciso, ora, a regalare ad associazioni benefiche i 3,4 milioni di euro del suo patrimonio: quel denaro che, spiega, lo “rendeva profondamente infelice”.

In vendita

Rabeder venderà, scrive il Daily Telegraph, la sua villa su un laghetto alpino (oltre 1,5 milioni di euro), la casa di campagna in Provenza, l’Audi A8 e tutto il resto. Proprio tutto: tranne una casa spoglia, sulle montagne di Innsbruck, con dentro un semplice lettino di legno. “Il piano è di non avere più nulla. Il denaro è controproducente. Previene la felicità dall’arrivare”, spiega. “Sono nato in una famiglia in cui la regola era: lavora duro per avere più cose. Ma più passava il tempo, più sentivo una voce in testa che mi ripeteva: fermati, basta con tutto questo lusso. È ora di cominciare a vivere la vita vera. Avevo la sensazione di lavorare come uno schiavo per cose che non desideravo, e di cui non avevo bisogno”.

Prigioniero alle Hawaii

Per molti anni, Rabeder non è stato “coraggioso a sufficienza” per fare quello che desiderava. perché “il lusso è una trappola dorata”. Ma la goccia che ha fatto traboccare il vaso, dice, è stata una vacanza di tre settimane sulle spiagge delle Hawaii. Un paradiso, per molti. L’inferno, per lui. “Ho capito d’un tratto quanto orribile, senz’anima e senza sentimenti è la vita “a cinque stelle”. In quelle tre settimane, ho speso tutto quello che potevo. Ma ho avuto la netta sensazione di non aver incontrato una sola persona vera. Sembravamo tutti degli attori. Lo staff era nella parte di chi è gentile. E noi in quella di chi è importante. Nulla era vero, nulla era reale”.

Una villa, una lotteria. E la libertà

Tornato di lì, Rabeder ha deciso di mettere la sua villa alpina come premio per una lotteria. Ha venduto 21,999 biglietti. Poi ha messo in vendita la villa di campagna. E tutto il ricavato andrà a un’associazione di microcredito che offre prestiti in America Latina - Salvador, Honduras, Bolivia, Perù, Argentina e Cile. “Da quando ho iniziato a vendere tutto, mi sento leggerissimo”, ha detto. “Penso ci sia molta gente che sente quello che sentivo io, prima di farlo. Ma non li giudico. Quello che posso dire è che ascoltare la voce che avevo dentro mi ha fatto felice. Davvero.”

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venerdì 19 febbraio 2010

"VERGOGNA!"

Lettera aperta dell'infermiere capo dell'ospedale di Emergency a Lashkargah, dove arrivano i civili feriti nell'offensiva alleata contro al vicina città di Marjah. Anche bambini di 7 anni.
[da Peace Reporter]
Vergogna
E' quella che proviamo tutti qui all'ospedale di Emergency a Lashkargah, Afghanistan, dopo l'inizio dell'ennesima 'grande operazione militare', che ogni volta è la più grande... Un profondo senso di vergogna per quello che la guerra, qualsiasi guerra, fa. Distruzione, morti, feriti. Sangue, pezzi di carne umana. Urla feroci e disperate. Non fa altro.
Ma qualcuno ancora pensa che sia un buon modo per esportare 'pace e democrazia'. In effetti la pace la stavano portando anche a Said Rahman, noto 'insurgent' della zona, ma quella eterna però. Si è beccato un proiettile in pieno petto, di mattina presto, mentre era in giardino.
Non stava pattugliando la zona, non stava combattendo, non stava mirando nessuno. Non ha nemmeno visto da dove arrivava il proiettile che ha ancora nel corpo e che gli ha sfondato il polmone di destra. Ha solo sentito un gran bruciore e poi è svenuto dal male. L'hanno trasportato in elicottero fino a Lashkargah, gli stessi elicotteri che prima sparano, poi in ambulanza nel nostro centro chirurgico per vittime civili della guerra, abbastanza instabile ma con il suo orsacchiotto di peluche nuovo di zecca, regalo della democrazia.
Sembrava avesse la gobba da tanto sangue si era raccolto nella schiena.
E' stato operato subito, gli hanno messo due drenaggi toracici, quasi più grandi di lui. Perché il noto 'insurgent' ha sette anni.

Sette.

Questa è la 'grande operazione militare', la più grande. Vergogna.
Matteo Dell'Aira (Infermiere capo dell'ospedale di Emergency a Lashkargah, Helmand)

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FORSE E' UNA FAVOLA !

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Le bottiglie di plastica, sono una risorsa preziosa che in alcuni paesi, specie in quelli poveri, non ci si può permettere di gettare via nella spazzatura. E’ per questo che la Eco-Tec, società fondata da Andreas Froese, giovane architetto tedesco che opera in Honduras, Colombia e Bolivia, ha pensato di sfruttarle per creare delle vere e proprie abitazioni che vantano un eccezionale isolamento termico . Riempite di sabbia, e poi messe l’una sopra l’altra come fossero dei mattoni, danno origine a solide pareti che possono dar riparo alle persone più povere del mondo. Il risultato finale, sebbene la materia prima sia di fatto “spazzatura”, è molto piacevole.

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.........e come avere il permesso?

Fonti:

http://www.eco-tecnologia.com/portal/intro.php

http://blog.libero.it/gg770it/8312317.html

giovedì 18 febbraio 2010

UNA PORTAEREI CHIAMATA HAITI

La reazione degli Stati Uniti di militarizzare la parte haitiana dell'isola devastata dal terremoto del 12 gennaio va considerata nel contesto della crisi finanziaria ed economica e dell'ascesa di Obama alla presidenza. Le tendenze di fondo erano ravvisabili, ma la crisi le ha accelerate, facendo loro guadagnare visibilità. Si tratta del primo intervento di rilievo della IV Flotta, ristabilita poco tempo fa.

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Con la crisi di Haiti, la militarizzazione delle relazioni tra gli USA e l'America Latina fa un passo avanti, inserita nell'ottica della militarizzazione della politica estera di Washington. In questo modo, la superpotenza in declino riesce a ritardare il processo che la farà retrocedere allo stadio di potenza accanto ad altri sei o sette paesi del mondo. L'intervento è stato una mossa talmente scontata che il periodico cinese Giornale del Popolo (21 gennaio) si è chiesto se gli Stati Uniti vogliano incorporare Haiti come nuovo stato dell'unione.
Il quotidiano cinese riprende un'analisi della prestigiosa rivista Time, in cui si assicura che “Haiti è già diventato il 51° degli Stati Uniti, ed anche quando non si sapeva è stato una sorta di giardino sul retro”. In una sola settimana il Pentagono ha stabilito nell'isola una portaerei, 33 aerei di soccorso e innumerevoli navi da guerra, 11mila soldati. La MINUSTAH, missione ONU per la ripresa di Haiti, ha appena 7mila soldati. Secondo Folha de Sao Paulo (20 gennaio), gli USA avrebbero scalzato il Brasile nel suo luogo di direzione dell'intervento militare nell'isola, e che in poche settimane si raggiungerà il doppio dei militari, arrivano ai 16mila effettivi.
Lo stesso Diario del Pueblo, in un articolo sull'”effetto statunitense” nei Caraibi, afferma che l'intervento militare influenzerà la condotta americana in America Latina e nei Caraibi, in cui è in atto un confronto con Venezuela e Cuba. Questa regione, secondo la lettura del Giornale del Popolo, rappresenta la porta del “giardino sul retro”, che bisogna controllare serratamente per continuare ad allargare verso sud il raggio di influenza.
La situazione non è delle più nuove. Si inscrive in una scalata cominciata con il golpe militare in Honduras e con gli accordi conclusi con la Colombia per l'utilizzo di sette basi nel paese. Se a ciò si somma l'uso delle quattro basi che il presidente di Panama Ricardo Martinelli ha ceduto a Washington ad ottobre, oltre a quelle già esistenti a Aruba e Curacao (isole vicine al Venezuela, appartenenti all'Olanda), esistono un totale di tredici basi. Ad oggi hanno acquisito anche un'enorme portaerei nei Caraibi.
Secondo Ignacio Ramonet, in Le Monde Diplomatique di gennaio, “tutto preannuncia un'aggressione imminente”. Non appare di per certo lo scenario più probabile, anche se si possono trarre due conclusioni: gli Stati Uniti hanno optato per l'uso della forza militare per tamponare il loro declino e che necessitano del petrolio di Colombia, Ecuador e soprattutto del Venezuela per finanziare la loro posizione egemonica o, almeno, per rallentare la caduta..
Secondo il mensile francese, “la chiave sta in Caracas”. Si e no. Si perchè, di fatto, il 15% delle importazioni di petrolio degli Stati Uniti provengono dalla Colombia, dal Venezuela e dall'Ecuador, percentuale che eguaglia la quantità importata dal Medio Oriente. Inoltre, il Venezuela sta diventando la più grande riserva di grezzo di tutto il pianeta dopo la recente scoperta nei pressi della Faglia di Orinoco. Secondo il Servizio Geologico degli Stati Uniti, la quantità sarebbe il doppio di quella dell'Arabia Saudita. Tutto questo è sufficiente perchè Washington desideri, come infatti fa, sostituire Hugo Chavez.
Dal mio punto di vista, il problema centrale per l'egemonia statunitense è il Brasile. Il petrolio è una ricchezza importante, però è necessario estrarlo e trasportarlo, il che richiede investimenti, sarebbe a dire stabilità politica. Il Brasile è una potenza globale, il secondo tra i paesi del BRIC (Brasile, Russia, India e Cina) di importanza, secondo solo alla Cina. Delle dieci maggior banche del mondo, tre sono brasiliane (e cinque cinesi). Il Brasile ha la sesta riserva al mondo di uranio, nonostante solo il 25% del suo territorio sia stato investigato, ed è tra le cinque maggiori riserve di petrolio. Le multinazionali brasiliane figurano tra le più forti del mondo: Vale do Rio Doce è la seconda miniera e la prima per i minerali del ferro; Petrobas è la quarta impresa petrolifera del mondo e la quinta impresa globale per valore di mercato, Embraer è la terza industria aeronautica dopo Airbus e Boing; JBS Friboi è la prima industria frigorifera di carne al mondo; Braskem è l'ottava petrolchimica di tutto il pianeta.. E si potrebbe proseguire a lungo.
A differenza della Cina, il Brasile è autosufficiente in materia di energia e sarà un grande esportatore. La sua più grande vulnerabilità, il settore militare, sta per essere superata grazie alla collaborazione strategica con la Francia: nel decennio appena cominciato, il Brasile potrà fabbricare aerei di ultima generazione, elicotteri da combattimento e sottomarini grazie al trasferimento delle tecnologie necessarie ad opera della Francia. Entro il 2020, se non prima, sarà la quinta potenza economica globale. E tutto questo accade sotto il naso degli Stati Uniti.
Il Brasile controlla già buona parte del Prodotto Interno Lordo di Bolivia, Paraguay ed Uruguay, ha una presenza ferma in Argentina, di cui è socio strategico, così come in Ecuador e Perù, che ne facilitano l'ascesa nell'area del Pacifico. È qui che la IV Flotta incontra l'ostacolo più duro. Il Pentagono ha designato per il Brasile la stessa strategia adottata in Cina: generare conflitti lungo i confini per bloccarne l'espansione. Corea del Nord, Afghanistan e Pakistan, oltre alla destabilizzazione nella provincia musulmana dello Xinjang.
In Sud America un rosario di installazioni militari del Comando Sud attornia il Brasile, nella regione andina ed a sud. Si aggiungano i conflitti Colombia-Venezuela e Colombia-Ecuador. È di rilievo anche la portaerei haitiana, spiazzando la fondamentale presenza brasiliana nella MINUSTAH. Si tratta di una strategia di ferro, freddamente calcolata ed eseguita con rapidità.
Il problema affrontato dalle nazioni e dai popoli della regione è che le catastrofi naturali saranno la moneta corrente nel prossimo decennio. La IV Flotta sarà la porzione militare più sperimentata e meglio preparata per interventi “umanitari” in situazioni di emergenza. Haiti non sarà l'eccezione fino al primo capitolo di una serie di mosse per lo stanziamento militare in tutta la regione. Detto in altre parole: i latinoamericani sono in serio pericolo, è ora che tutti se ne rendano conto.

[Fonte:Alainet.org - Raul Zibechi]

Traduzione di Alessandra Panzera

mercoledì 17 febbraio 2010

HAITI: COME MAI GLI ‘ORFANI' ATTIRANO TANTA ATTENZIONE IN CERTI AMBITI ALL'ESTERO?

A un mese dal terremoto di magnitudo 7 che ha devastato la parte meridionale di Haiti, il destino dei bambini, e in particolare degli orfani, è diventata la vicenda principale per molti Paesi . Eppure sono poche le voci haitiane sul tema.

In questo lungo resoconto video pubblicato suTelegraph21 , registrato nei giorni immediatamente successivi al sisma, le direttrici di due orfanotrofi haitiani esprimono valutazioni totalmente diverse sulla questione. Al minuto 2:30 del video una di loro, che gestisce un orfanotrofio in una località anonima di Haiti, esprime frustrazione per l'improvviso interesse verso i bambini haitiani, al contrario di quanto succedeva prima del terremoto. Le richieste provenienti da famiglie straniere in cerca di bambini da adottare si sono fatte quotidiane. “Non ho nemmeno risposto”, dice. “Ascoltino tutti: non voglio ricevere simili richieste collegate alla catastrofe.”

Al contrario, una donna identificata come Ledice, che si prende cura di sessanta bambini presso un'altra struttura, chiede un trasferimento più veloce per i bambini, e cita la mancanza di servizi pubblici per l'approvazione delle adozioni, anche quelle in corso prima del disastro. “Ora si tratta di una causa umanitaria,” afferma. “Diamoci da fare on i bambini. Più avanti sistemeremo le faccende burocratiche. “

A un mese dal terremoto di magnitudo 7 che ha devastato la parte meridionale di Haiti, il destino dei bambini, e in particolare degli orfani, è diventata la vicenda principale per molti Paesi . Eppure sono poche le voci haitiane sul tema.

AP Photo -Ricardo Arduengo

In questo lungo resoconto video pubblicato su Telegraph21 , registrato nei giorni immediatamente successivi al sisma, le direttrici di due orfanotrofi haitiani esprimono valutazioni totalmente diverse sulla questione. Al minuto 2:30 del video una di loro, che gestisce un orfanotrofio in una località anonima di Haiti, esprime frustrazione per l'improvviso interesse verso i bambini haitiani, al contrario di quanto succedeva prima del terremoto. Le richieste provenienti da famiglie straniere in cerca di bambini da adottare si sono fatte quotidiane. “Non ho nemmeno risposto”, dice. “Ascoltino tutti: non voglio ricevere simili richieste collegate alla catastrofe.”

Al contrario, una donna identificata come Ledice, che si prende cura di sessanta bambini presso un'altra struttura, chiede un trasferimento più veloce per i bambini, e cita la mancanza di servizi pubblici per l'approvazione delle adozioni, anche quelle in corso prima del disastro. “Ora si tratta di una causa umanitaria,” afferma. “Diamoci da fare on i bambini. Più avanti sistemeremo le faccende burocratiche. “

Gran parte della recente attenzione sui ragazzi, da parte di fonti tradizionali e meno, viene dal caso ampiamente pubblicizzato di un gruppo religioso americano arrestato la scorsa settimana durante il tentativo di trasferire trentatré ragazzi da Haiti alla Repubblica Dominicana. Ma è in corso anche un dibattito più ampio.

Conducive , blog colletivo che si occupa spesso di adozioni internazionali , osserva come le precedenti corse ad adottare bambini dopo certe calamità siano andate storte:

Il trasferimento di bambini a seguito di una catastrofe non è cosa nuova. Lo abbiamo visto con l'Operazione Babylift dopo la guerra in Vietnam, quando il governo americano ha frettolosamente trasferito quasi 3.000 bambini dalla propria patria durante la caduta di Saigon nel 1975. Per anni le controversie tra genitori naturali e genitori adottivi hanno impegnato i tribunali degli Stati Uniti. I genitori naturali non hanno mai acconsentito all'adozione mentre quelli adottivi sostenevano la legittimità della richiesta. Gli esperti di adozione più critici vedono un parallelo con l'attuale corsa all'adozione dei bambini haitiani.

In un post intitolato Orphans, Orphans, Orphans! , ResistRacism è più specifico:

Quanti futuri genitori adottivi sono stati informati su questioni transculturali e transrazziali? (Lo stesso genitore di cui sopra [nel post] si pone domande sulla cura dei capelli neri. Dopo aver ricevuto il bambino. Avrà riflettuto anche su altre questioni di razza e cultura?) (Non fatemi nemmeno cominciare a parlare del problema del trauma. Che è troppo grande per essere affrontato. Ma sono del parere che l'individuo medio non sia in grado di gestire questo tipo di traumi profondi per un bambino.)

Perché le agenzie non promuovono futuri genitori di origine haitiana? Persone con esperienza nella gestione dei traumi?

Lo stesso post suggerisce una soluzione più creativa.

Ecco un pensiero radicale: se alcuni di questi “orfani” sono stati messi in adozione per via del fatto che i genitori non sono in grado di tenerli, perchè non trasferire famiglie intere con un ponte aereo tra Haiti e gli Stati Uniti? Se si sta parlando seriamente del benessere del bambino, restare insieme non è forse la cosa migliore per la famiglia? Ma ciò non risponderebbe alle esigenze delle altre famiglie. Sapete, quelle buone famiglie che vogliono salvare gli orfani.

Anche la rinnovata attenzione al sistema Restavec Haiti [dal francese “reste avec” ovvero “sta con”] è un tema importante. In un post precedente il terremoto, Repeating Islands afferma che il sistema, “attraverso il quale i genitori non in grado di sostenere i figli li mandano a vivere con parenti più ricchi o stranieri, dai quali ricevono cibo, alloggio e istruzione in cambio di lavoro” si può considerare equivalente alla schiavitù. Cita un ispettore delle Nazioni Unite che ha visitato Haiti l'anno scorso per esaminare la questione Restivek, il quale afferma:

… Anche se l'assegnazione di bambini presso altri membri della famiglia è da lungo tempo una prassi ad Haiti, oggi succede che ‘reclutatori pagati setacciano il Paese alla ricerca di bambini per trafficare sia all'interno che all'esterno dell'isola. Questa pratica è una grave violazione dei diritti più fondamentali del bambino.'

Nelle scorse due settimane, la maggior parte delle agenzie internazionali che si occupano di assistenza all'infanzia durante le crisi hanno dichiarato di opporsi alle adozioni rapide ad Haiti. Il Comitato internazionale della Croce Rossa, in una dichiarazione presentata come un'intervista a uno dei suoi responsabili per la tutela dei minori, ha affermato di considerare prioritari gli sforzi per mettere in contatto i bambini con i familiari ad Haiti, mentre l'adozione dovrebbe eesere una soluzione di ultima istanza.

… Nelle situazioni in cui un bambino viene evacuato, ci sono chiare procedure da seguire: il bambino deve essere accompagnato da un parente o qualcuno che lo conosce, se possibile; i dettagli del bambino devono essere registrati e la famiglia deve sapere dove si trova il minore adottato e da chi. Purtroppo alcuni bambini sono stati evacuati in fretta, senza che ne venissero registrati tutti i dati.

Gruppi di aiuto come Save the Children, World Vision e il Red Cross Disaster Fund (che è separato dal Comitato Internazionale), hanno emesso un comunicato congiunto anch'esso contrario a evacuazioni e adozioni. Così ha fatto l'UNICEF .

Allora, dove sta la controversia? Nel caso dei bambini fermati alla frontiera che ha coinvolto un gruppo dif ede protestante, alcuni di loro hanno difeso le adozioni internazionail come strumento per diffondere le proprie opinioni religiose . Altri blog cristiani evangelici sono più prudenti. Christianity Today , che si definisce una “Rivista di convinzione evangelica” si è opposta alle adozioni internazionali veloci:

Nei primi mesi che seguono un evento come questo, non vogliamo trasferire i bambini lontano dalla zona in cui li stanno cercando altri membri della famiglia. Dopo lo tsunami del sud-est asiatico nel 2004, c'erano molti bambini piccoli virtualmente non identificabili, e tuttavia una percentuale molto alta di quei bambini, grazie al test del DNA e ad altri metodi, sono stati poi restituiti ai familiari.

articolo originale di Marc Herman

Fonte

martedì 16 febbraio 2010

IL FATALE PREMIO GEOLOGICO CHIAMATO HAITI

Il presidente diventa l’inviato speciale dell’ONU nell’Haiti colpita dal terremoto.

Un affarista e predicatore neoconservatore convertito americano sostiene che gli haitiani sono stati condannati per aver fatto un letterale “patto con il diavolo”.

Le organizzazioni di soccorso venezuelane, nicaraguensi, boliviane, francesi e svizzere accusano i militari americani di negare il permesso di atterraggio agli aerei che trasportano i medicinali necessari e l’acqua potabile urgentemente necessaria per i milioni di haitiani terremotati, feriti e senzatetto.

Topography map of Hispaniola.

Dietro il fumo, le macerie e il dramma infinito della tragedia umana di questo disgraziato Paese caraibico, si sta svolgendo un dramma per il controllo di quella che i geofisici credono che possa essere la zona più ricca del mondo di petrolio e di gas derivato da idrocarburi dopo il Medio Oriente, possibilmente di grandezza maggiore del vicino Veneuela.

Haiti, e l’isola più grande di Hispaniola di cui fa parte, ha il fato geologico di poggiare su una delle zone geologiche più attive al mondo, dove le placche sottomarine profonde di tre immense strutture si urtano continuamente l’un l’altra – l’intersezione tra la placca tettonica nordamericana, sudamericana e caraibica. Situate sotto l’oceano nelle acque dei Caraibi, queste placche consistono in una crosta oceanica di uno spessore che va da tre a sei miglia, che galleggia sopra un mantello adiacente. Haiti è inoltre sita al margine di una regione conosciuta come il triangolo delle Bermude, una vasta area dei Caraibi soggetta a strane e inspiegate perturbazioni.

placche%20principali

Questa vasta massa di placche sottomarine sono sempre in movimento, sfregandosi reciprocamente lungo linee analoghe alle crepe di un vaso di porcellana rotto che è stato rincollato. Le placche tettoniche terrestri si muovono tipicamente l’una rispetto all’altra ad una velocità che va da 50 a 100 mm all’anno, e sono all’origine di terremoti e vulcani. Le regioni di convergenza di tali placche sono inoltre aree dove abbondanti quantità di petrolio e gas possono essere spinte in superficie dal manto terrestre. La geofisica intorno alla convergenza delle tre placche, che si trovano più o meno direttamente sotto Port-au-Prince, rende la regione soggetta a terremoti come quello che ha colpito Haiti con devastante ferocità lo scorso 12 gennaio.

Un progetto geologico attinente del Texas

Mettendo da parte l’interrogativo pertinente sull’anticipo con cui il Pentagono e gli scienziati americani avrebbero saputo che si sarebbe verificato un sisma, e sui piani del Pentagono che venivano fatti prima del 12 gennaio, emerge un’altra questione intorno agli eventi di Haiti che può aiutarci a spiegare lo strano comportamento finora dei maggiori attori del “soccorso” – gli Stati Uniti, la Francia e il Canada. Oltre ad essere soggetta a violenti terremoti, Haiti si trova inoltre in una zona che, a causa della inconsueta intersezione delle sue tre placche tettoniche, potrebbe poggiare su uno dei più grandi ed inesplorati giacimenti di petrolio e gas, come pure di rari minerali preziosi di [importanza] strategica.

Le vaste riserve di petrolio del Golfo Persico e della regione che va dal Mar Rosso fino al Golfo di Aden si trovano in una zona simile di convergenza di grandi placche tettoniche, come del resto anche le zone ricche di petrolio della Indonesia e le acque vicino alla costa della California. In breve, in termini di fisica terrestre, precisamente tali intersezioni di masse tettoniche, come quella che sta direttamente sotto Haiti, hanno una particolare tendenza ad essere i siti di vasti tesori di minerali, petrolio e gas, in tutto il mondo.

Significativamente, nel 2005, un anno dopo che l’amministrazione Bush-Cheney avesse deposto de facto il presidente di Haiti eletto democraticamente, ovvero Jean-Baptiste Aristide, una squadra di geologi dell’Institute for Geophysics della University of Texas hanno dato inizio ad un’ambiziosa ed approfondita mappatura in due fasi di tutti i dati geologici del bacino caraibico. Il progetto sarà ultimato nel 2011. È diretto dal dott. Paul Mann e si intitola “Il bacino caraibico, la tettonica e gli idrocarburi”. Verte sulla determinazione quanto più precisa possibile, della relazione tra le placche tettoniche nei Caraibi e il potenziale di idrocarburi – petrolio e gas.

Significativamente, gli sponsor di [questo] progetto di ricerca da milioni di dollari sotto la direzione di Mann sono le più grandi società petrolifere del mondo, compresa la Chevron, la ExxonMobil, la anglo-olandese Shell e la BHP Billiton [1]. Curiosamente, questo progetto è la prima mappatura geologica approfondita di una regione che avrebbe dovuto essere una priorità per i giganti del petrolio americani già da decenni. Data l’immensa produzione di petrolio attuale vicino al Messico, alla Louisiana e a tutti i Caraibi, oltre alla sua prossimità agli Stati Uniti – per non pensare alla stessa attenzione degli USA per la propria sicurezza energetica – è sorprendente che la regione non sia già stata mappata prima. Ora emerge che da molto tempo le maggiori società petrolifere erano almeno generalmente a conoscenza dell’enorme potenziale della regione, e che hanno apparentemente deciso di tenerlo segreto.

La scoperta super gigante di Cuba

Le prove che l’amministrazione USA abbia in mente ben più che il miglioramento della devastata popolazione haitiana, possono essere trovate nelle acque vicine a Cuba, direttamente di fronte a Port-au-Prince. Nell’ottobre 2008 un consorzio di società petrolifere guidate dalla spagnola Repsol, insieme alla società petrolifera statale cubana Cubapetroleo, hanno annunciato la scoperta di una delle più grandi zone petrolifere al mondo in acque profonde in prossimità di Cuba. È quello che i geologi chiamano un giacimento “super gigante”. Secondo le stime il giacimento cubano conterrebbe fino a 20 bilioni di barili di petrolio, diventando il dodicesimo giacimento super gigante di petrolio scoperto dal 1996. La scoperta fa inoltre di Cuba un altro bersaglio con alta priorità della destabilizzazione e delle altre operazioni malvage del Pentagono.

Senza dubbio a dispetto di Washington, il presidente russo Dmitry Medvedev è volato ad Havana un mese dopo la scoperta del gigantesco giacimento cubano per firmare un accordo con il sostituto presidente Raul Castro per l’esplorazione e lo sviluppo del petrolio cubano da parte delle società russe [2].

Gli accordi petroliferi Russia-Cuba di Medvedev sono arrivati appena una settimana dopo la visita del presidente cinese Hu Jintao per incontrare il convalescente Fidel Castro e suo fratello Raul. Il presidente cinese ha firmato un accordo per modernizzare i porti cubani e ha discusso l’acquisto da parte della Cina di materie prime cubane. Senza dubbio la scoperta di petrolio cubano era prioritaria nei programmi della Cina con Cuba [3]. Il 5 novembre 2008, poco prima del viaggio del presidente cinese a Cuba e in altri Paesi latino americani, il governo cinese ha pubblicato il suo primo documento programmatico sul futuro delle relazioni della Cina con l’America Latina e con le nazioni caraibiche, innalzando queste relazioni bilaterali ad un nuovo livello di importanza strategica [4].

Il giacimento petrolifero super gigante di Cuba fa inoltre rimanere i sostenitori della teoria del “picco del petrolio” ancor più con un palmo di naso. Poco prima della decisione di Bush e Blair di invadere e di occupare l’Iraq, una teoria è circolata nel cyberspazio: ossia che dopo il 2010 il mondo avrebbe raggiunto un “picco” assoluto della produzione di petrolio, dando inizio ad un periodo di declino con drastiche implicazioni sociali ed economiche. I prominenti portavoce [della teoria] compresi il geologo petrolifero in pensione Colin Campbell e il banchiere del petrolio texano Matt Simmons, sostenevano che non c’era stata nessuna nuova scoperta di giacimenti super giganti di petrolio pressappoco dal 1976, e che i nuovi giacimenti trovati nelle ultime due decadi erano stati “piccolissimi” paragonati alle precedenti scoperte di giacimenti giganti in Arabia Saudita, Prudhoe Bay, Daquing in Cina e altrove [5].

È importante notare che, più di mezzo secolo fa, un gruppo di geofisici russi ed ucraini, che lavoravano sotto segreto di Stato, hanno confermato che gli idrocarburi avevano origine in profondità nel mantello terrestre, in condizioni simili a quelle di un calderone gigantesco che brucia a pressione e temperature estreme. Hanno dimostrato che, contrariamente a quanto sostenuto dalla geologia “tradizionale” e accettata, gli idrocarburi non sono il risultato di frammenti di dinosauri morti, concentrati e compressi e in qualche modo trasformati in petrolio e gas milioni di anni fa, né di alghe o altro materiale biologico [6].

I geofisici russi ed ucraini hanno allora provato che il petrolio o il gas prodotti nel mantello terrestre venivano spinti verso l’alto lungo faglie e spaccature nella terra, tanto vicino alla superficie quanto lo permetteva la pressione. Il processo era analogo alla produzione di lava liquida nei vulcani. Significa che l’abilità di trovare il petrolio è limitata, relativamente parlando, soltanto dall’abilità di identificare le spaccature profonde e l’attività geologica complessa che tendono a far salire il petrolio dalle profondità della terra. Sembra che le acque dei Caraibi, specialmente quelle di Cuba e della vicina Haiti, sono per l’appunto una regione con un’[alta] concentrazione di idrocarburi (petrolio e gas) che hanno trovato una strada per salire vicino alla superficie, forse su una scala paragonabile ad una nuova Arabia Saudita [7].

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Map of mining resources in Haiti and showing 5 oil sites, from the "White Book" of Fanmi Lavalas

Haiti, una nuova Arabia Saudita?

La straordinaria geografia di Haiti e di Cuba e la scoperta di riserve petrolifere di interesse mondiale nelle acque vicino a Cuba confermano gli aneddoti di importanti scoperte petrolifere in svariate parti del territorio haitiano. Potrebbero inoltre spiegare perché i due presidenti Bush ed ora il nuovo inviato speciale ad Haiti dell’ONU Bill Clinton abbiano dato ad Haiti una tale priorità. Ed ancora, potrebbero spiegare perché Washington e le organizzazioni non governative si siano mosse così rapidamente per destituire — due volte — il presidente Aristide, democraticamente eletto, il cui programma per Haiti comprendeva, tra le altre cose, proposte di sviluppo delle risorse naturali haitiane a vantaggio del popolo di Haiti.

Nel marzo 2004, alcuni mesi prima che la University of Texas e che il Big Oil americano lanciassero la loro ambiziosa mappatura dei potenziali di idrocarburi dei Caraibi, uno scrittore haitiano, il dott. Georges Michel, ha pubblicato un articolo su internet intitolato ‘Oil in Haiti’ [‘Petrolio ad Haiti’]. In esso, Michel ha scritto:

… [1] non è stato un segreto che nel profondo delle viscere della terra dei due Stati che condividono l’isola di Haiti e nelle acque circostanti ci sono giacimenti di petrolio importanti e ancora non sfruttati. Non si sa perché non siano sfruttati. A partire dal ventesimo secolo, la carta fisica e politica dell’isola di Haiti, creata nel 1908 da Alexander Poujol e Henry Thomasset, riportava una maggiore riserva di petrolio ad Haiti, vicino alla sorgente del fiume Rio Todo El Mondo, oggi meglio conosciuto come il rio Tomondo [8].

Secondo un articolo del giugno 2008 di Robertson Alphonse [pubblicato] dal quotidiano haitiano Le Nouvelliste en Haiti, “i segni, (indicatori), che giustificano le esplorazioni di petrolio (oro nero) ad Haiti sono incoraggianti. Nel bel mezzo dello shock del petrolio, circa 4 società vogliono ottenere le licenze ufficiali dello Stato di Haiti per trivellare [alla ricerca] del petrolio”.

In quel momento, i prezzi del petrolio stavano salendo ad oltre 140 dollari al barile – dietro manipolazione da parte di varie banche di Wall Street. L’articolo di Alphonse citava Dieusuel Anglade, direttore del Ministero per l’industria mineraria e l’energia dello Stato di Haiti, che diceva alla stampa haitiana: “abbiamo ricevuto quattro richieste di permesso di esplorazione petrolifera. Abbiamo avuto indicatori incoraggianti per giustificare il perseguimento dell’esplorazione di oro nero (petrolio), che si era fermata nel 1979” [9].

Alponse ha riportato i risultati di uno studio geologico del 1979 ad Haiti di 11 pozzi petroliferi di esplorazione, trivellati nella Plaine du Cul-de-sac, sulla Plateau Central e presso L’ile de la Gonaive: “sono stati trovati indicatori superficiali (tentativi) per il petrolio nella penisola meridionale e sulla costa settentrionale”, spiegava l’ingegnere Anglade, che crede fermamente nell’immediata applicabilità commerciale di queste esplorazioni [10].

Il giornalista Alphonse cita un memorandum del 16 agosto 1979 dell’avvocato haitiano Francois Lamothe, in cui notava che “quattro grandi pozzi sono stati trivellati” fino ad una profondità di 9.000 piedi e che un campione che “è stato sottoposto ad analisi fisico-chimiche a Monaco, in Germania” aveva “rivelato tracce di petrolio” [11].

Nonostante i promettenti risultati del 1979 ad Haiti, il dott. Georges Michel ha riportato che “le grandi società petrolifere multinazionali che operano ad Haiti hanno fatto pressioni affinché i depositi scoperti non fossero sfruttati” [12]. L’esplorazione petrolifera sulla terraferma e vicino alle coste di Haiti è stata conseguentemente interrotta di colpo.

Resoconti simili, forse meno precisi, che sostenevano che le riserve petrolifere di Haiti potevano essere enormemente più grandi di quelle del Venezuela sono apparsi sui siti Internet di Haiti [13]. Allora nel 2010 il sito di notizie finanziarie Bloomberg News pubblicava quanto segue:

Il terremoto del 12 gennaio è stato su una faglia che passa vicino alle potenziali riserve di gas, ha detto Stephen Pierce, un geologo che ha lavorato nella regione per 30 anni per società che comprendevano l’ex Mobil Corp. Il terremoto potrebbe aver frantumato le formazioni roccee lungo la faglia, consentendo la temporanea penetrazione di gas o petrolio verso la superficie, ha detto lunedì scorso durante un’intervista telefonica. “un geologo, per quanto duro questo possa sembrare, che individui la zona di tale faglia da Port-au-Prince fino al confine cercando infiltrazioni di gas e petrolio, potrebbe trovare una struttura che non è stata trivellata”, ha detto Pierce, direttore dell’esplorazione della Zion Oil & Gas Inc., una società con sede a Dallas che sta trivellando in Israele [14].

In un’intervista per un quotidiano online di Santo Domingo, Leopoldo Espaillat Nanita, ex capo della Dominican Petroleum Refinery (REFIDOMSA) ha affermato, “c’è una cospirazione multinazionale per sottrarre illegalmente le risorse minerarie della gente di Haiti” [15]. I minerali di Haiti comprendono l’oro, il prezioso metallo strategico iridio e il petrolio, a quanto pare molto.

I piani di sviluppo di Aristide

Marguerite Laurent (“Ezili Dantò”), presidente della Haitian Lawyers’ Leadership Network (HLLN), che ha prestato servizio come avvocato per il deposto Aristide, nota che quando Aristide era presidente — fino al momento della sua espulsione appoggiata dall’America durante l’era di Bush, nel 2004 — aveva sviluppato e pubblicato in forma di libro i suoi piani per lo sviluppo nazionale. Questi piani comprendevano, per la prima volta, un elenco dettagliato dei siti conosciuti dove erano situate le risorse di Haiti. La pubblicazione del piano ha fatto scoppiare un dibattito a livello nazionale sulla radio di Haiti e nei media sul futuro del Paese. Il piano di Aristide era di implementare una partnership pubblico-privata per assicurare che lo sviluppo del petrolio, dell’oro e di altre risorse preziose di Haiti giovasse all’economia nazionale e alla gran parte della popolazione, e non solo alle cinque famiglie oligarchiche di Haiti e ai loro sostenitori americani, i cosiddetti Chimeres o gangster [16].

Dalla deposizione di Aristide nel 2004, Haiti è un Paese occupato, con un presidente eletto in modo discutibile, Rene Preval, un controverso seguace dei mandati di privatizzazione del FMI che, stando ai resoconti, è legato alle Chimeres o oligarchi haitiani che hanno appoggiato l’espulsione di Aristide. Significativamente, il Dipartimento di Stato americano si rifiuta di permettere il ritorno di Aristide dal suo esilio in Sudafrica.

Ora, dopo il devastante sisma del 12 gennaio, i militari statunitensi hanno preso il controllo dei quattro aeroporti di Haiti e al momento hanno circa 20.000 truppe nel Paese. I giornalisti e le organizzazioni di soccorso internazionali hanno accusato i militari americani di essere più preoccupati di imporre il controllo militare, che preferiscono chiamare “sicurezza”, che di portare l’acqua urgentemente necessaria, il cibo e le medicine dagli aeroporti alla popolazione.

Un’occupazione militare americana di Haiti sotto forma di un “soccorso” per un disastro sismico darebbe a Washington e agli interessi economici privati ad essa legati un premio geopolitico di prim’ordine. Prima del terremoto del 12 gennaio, l’ambasciata americana a Port-au-Prince era la quinta ambasciata più grande al mondo, paragonabile alle ambasciate americane nei posti geopoliticamente strategici come Berlino e Pechino [17]. Con lo sfruttamento di enormi nuovi giacimenti di petrolio vicino a Cuba da parte di società russe, con chiare indicazioni che anche Haiti contiene vaste quantità di petrolio, come pure di oro, rame, uranio e iridio, con il Venezuela di Hugo Chavez per vicino a sud di Haiti, un ritorno di Aristide o di qualsiasi leader popolare impegnato per lo sviluppo delle risorse per la gente di Haiti, — la nazione più povera delle Americhe — sarebbe un colpo devastante per il solo superpotere mondiale. Il fatto che subito dopo un terremoto, l’inviato speciale dell’ONU ad Haiti Bill Clinton abbia unito le forze con il nemico di Aristide, George W Bush per creare il Clinton-Bush Haiti Fund dovrebbe far riflettere tutti.

Secondo Marguerite Laurent (“Ezili Dantò”) della Haitian Lawyers’ Leadership Network, dietro la facciata del lavoro di soccorso per l’emergenza, gli USA, la Francia e il Canada sono impegnati in una balcanizzazione dell’isola per il futuro controllo minerario. Riferisce che il Canada vuole il nord di Haiti, dove gli interessi minerari canadesi sono già presenti. Gli USA vogliono Port-au-Prince e l’isola di La Gonaive in prossimità delle coste – identificata nel libro di Aristide per lo sviluppo come una zona con vaste risorse petrolifere, e che è aspramente contesa con la Francia. [Marguerite Laurent] Afferma inoltre che la Cina, con il potere di veto dell’ONU sul Paese occupato de facto, potrebbe avere qualcosa da ridire contro una tale spartizione tra USA, Francia e Canada dell’immensa ricchezza della nazione [18].

NOTE

1 Paul Mann, Caribbean Basins, Tectonic Plates & Hydrocarbons, Institute for Geophysics, The University of Texas at Austin, accessed in

www.ig.utexas.edu/research/projects/cbth/…/ProposalCaribbean.pdf.
2 Rory Carroll, Medvedev and

Castro meet to rebuild Russia-Cuba relations, London Guardian, November 28, 2008 accessed in http://www.guardian.co.uk/world/2008/nov/28/cuba-russia

3 Julian Gavaghan, Comrades in arms: When China’s President Hu met a frail Fidel Castro, London Daily Mail, November 19, 2008, accessed in http://www.dailymail.co.uk/news/article-1087485/Comrades-arms-When-Chinas-President-Hu-met-frail-Fidel-Castro.html

4 Peoples’ Daily Online, China issues first policy paper on Latin America, Caribbean region, November 5, 2008, accessed in http://english.people.com.cn/90001/90776/90883/6527888.html

5 Matthew R. Simmons, The World’s Giant Oilfields, Simmons & Co. International, Houston, accessed in http://www.simmonsco-intl.com/files/giantoilfields.pdf

6 Anton Kolesnikov, et al, Methane-derived hydrocarbons produced under upper-mantle conditions, Nature Geoscience, July 26, 2009.

7 F. William Engdahl, War and Peak Oil – Confessions of an “ex” Peak Oil believer, Global Research, September 26, 2007, accessed in http://www.globalresearch.ca/index.php?context=va&aid=6880

8 Dr. Georges Michel, Oil in Haiti, English translation from French, Pétrole en Haiti, March 27, 2004, accessed in http://www.margueritelaurent.com/pressclips/oil_sites.html#oil_GeorgesMichelEnglish

9 Roberson Alphonse, Drill, and then pump the oil of Haiti! 4 oil companies request oil drilling permits, translated from the original French, June 27, 2008, accessed in http://www.bnvillage.co.uk/caribbean-news-village-beta/99691-drill-then-pump-oil-haiti-4-oil-companies-request-oil-drilling-permits.html

10 Ibid.

11 Ibid. The full text indicated that, “five big wells were drilled at Porto Suel (Maissade) of a depth of 9000 feet, at Bebernal, 9000 feet, at Bois-Carradeux (Ouest), at Dumornay, on the road Route Frare and close to the Chemin de Fer of Saint-Marc. A sample, a ‘carrot’ (oil reservoir) drilled up from the well of Saint-Marc in the Artibonite underwent a physical-chemical analysis in Munich, Germany, at the request of Mr. Broth. ‘The result of the analysis was returned on October 11, 1979 and revealed tracks of oil,’ confided the engineer, Willy Clemens, who had gone to Germany”.

12 Dr. Georges Michel, op. cit.

13 Marguerite Laurent, Haiti is full of oil, say Ginette and Daniel Mathurin, Radio Metropole, Jan 28, 2008, accessed in http://www.margueritelaurent.com/pressclips/oil_sites.html#full_of_oil

14 Jim Polson, Haiti earthquake may have exposed gas, aiding economy, Bloomberg News, January 26, 2010.

15 Espaillat Nanita revela en Haiti existen grandes recursos de oro y otros minerals, Espacinsular.org, 17 November, 2009, accessed in

http://www.espacinsular.org/spip.php?article8942.
16 The Aristide development

plan was contained in the book published in Haiti in 2000, Investir dans l’Human. Livre Blanc de Fanmi Lavalas sous la Direction de Jean-Bertrand Aristide, Port-au-Prince, Imprimerie Henri Deschamps, 2000. It contained detailed maps, tables, graphics, and a national development plan for 2004 “covering agriculture, environment, commerce and industry, the financial sector, infrastructure, education, culture, health, women’s issues, and issues in the public sector.” In 2004, using NGOs and the UN and a vicious propaganda campaign to vilify Aristide, the Bush administration got rid of the elected President.

17 Cynthia McKinney, Haiti: An Unwelcome Katrina Redux, Global Research, January 19, 2010, accessed in http://www.globalresearch.ca/index.php?context=va&aid=17063

18 Marguerite Laurent (Ezili Danto), Did mining and oil drilling trigger the Haiti earthquake?, OpEd News.com, January 23, 2010, accessed in http://www.opednews.com/articles/1/Did-mining-and-oil-drillin-by-Ezili-Danto-100123-329.html

di F.William Engdahl

Fonte: http://www.globalresearch.ca/.

Link: http://www.globalresearch.ca/index.php?context=va&aid=17287.

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di Micaela Marri.

lunedì 15 febbraio 2010

REGIONE STRANIERA

Questa è la mappa dell’Italia che salverà la stirpe bianca dall’invasione delle lanterne rosse, dei burqa e dei burqini, dei ristoranti etnici e delle kebaberie, che romperà il culo a tutti i non cristiani che si avvicineranno a più di 15 metri dalle nostre chiese e dai nostri crocifissi, che premierà con 500 euro o magari con una settimana bianca a Ponte di Legno i vigili solerti che individueranno un clandestino. Qui c’è tutta l’Italia dei figli della Padania coi loro fucili caldi e i loro cervelli desolatamente vuoti. Tutta l’idiozia di chi vorrebbe affondare i gommoni degli immigrati a colpi di bazooka. Tutta la malafede di chi spara a zero sui mori, i musulmani e gli abbronzati e poi, bello paciarotto, ne incassa le tangenti. Tutto il delirio di chi trova osceno il ‘Diario di Anna Frank’ ma non batte ciglio sull’esclusione dei bimbi extracomunitari dai bonus della scuola.

(Mappa di Gino Selva, segnalata da Luca Sofri)

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Il nord Italia, e la Lombardia in particolare, sono le regioni che hanno più bisogno degli immigrati per il lavoro in fabbrica, nelle campagne o per l’assistenza agli anziani.
Eppure gli immigrati sono accettati solo fino a quando sono dentro il posto di lavoro e producono ricchezza.
Poi, finito il loro turno, si vorrebbe che scomparissero.
Tra ordinanze delle amministrazioni locali o semplici proposte ecco qualche esempio di come, con timbri e carta da bollo, si sta legalizzando la segregazione razziale.

Alcuni esempi citati nell'infografica:

  • Adro (Bs) Premio di 500 euro ai vigili urbani per ogni clandestino individuato.
  • Alassio divieto di trasporto di mercanzia in borsoni e sacchi di plastica e di utilizzo di furgoni come deposito merce.
  • Alessandria La moschea viene chiusa perché i locali sono giudicati inidonei e privi del certificato di agibilità
  • Alzano Lombardo (Bg) incentivi economici alle nuove coppie ma solo se italiane.
  • Assisi, divieto di mendicare nei luoghi pubblici situati a meno di 500 metri da chiese ed edifici pubblici. L’ordinanza anti elemosina vige in diverse altre città, da Cesena a Savona, da Firenze a Roma.
  • Azzano Decimo (Pordenone). Divieto di burqa. Proposta di censimento dei residenti di fede islamica.
  • Brignano Gera d'Adda (Bg) Aiuti economici solo per i disoccupati italiani.
  • Cantù (Co) Un numero verde per segnalare la presenza di clandestini.
  • Capriate San Gervasio (Bg) Vietato di aprire kebaberie e call center in centro.
  • Caravaggio (Bg) Nozze agli stranieri solo se in possesso di un permesso di soggiorno e in grado di capire l’italiano.
  • Casalpusterlengo (Lo) La moschea viene chiusa per presunti abusi edilizi.
  • Cernobbio (Co) ispezione dei vigili urbani nelle case dei futuri sposi per accertare la pulizia di muri e pavimenti, e il perfetto funzionamento di docce, bagni e caldaie.
  • Cittadella (Pd) Residenza solo a chi ha un reddito di almeno 5000 euro all'anno e una casa con un minimo di metri quadri. Schedatura di tutti gli stranieri.
  • Coccaglio (Bs) Controlli anti immigrati in occasione del Natale: è’ la famosa operazione “White Christmas” (Bianco Natale).
  • Como. La moschea viene chiusa per “irregolarità edilizie”.
  • Crespano del Grappa (Tv) Cittadinanza solo a chi conosce l’italiano.
  • Drezzo (Como) Vietato il burqa in pubblico
  • Fermignano (PU) Vietato il burqa in pubblico
  • Firenze: Vietato trasportare merci in borsoni sacchetti di plastica e simili.
  • Gerenzano (Va). I cittadini sono invitati a non vendere o affittare casa agli stranieri.
  • La regione Lombardia nel 2007 impone vincoli sui "phone center", i centri dove si può telefonare e navigare in Internet:dalla toilette al parcheggio, alla metratura ecc. La Corte Costituzionale boccia la norma poiché limita il diritto alla libera comunicazione. Nel frattempo 250 esercizi di questo tipo hanno dovuto chiudere i battenti. E’ vietata la consumazioni di cibo sui marciapiedi vicini a rosticcerie, pizzerie d’asporto, gelaterie e kebaberie.
  • Lecco. Panchine più piccole per impedire ai barboni di dormire, divieto di sistemare giacigli nei luoghi pubblici e di chiedere l' elemosina in piazze e parcheggi
  • Lodi. Per impedire la costruzione di una moschea la Lega Nord versa sul terreno urina di maiale.
  • Lucca. Vietati ristoranti etnici nel centro storico
  • Magenta (Mi). La moschea viene chiusa perché giudicata abusiva.
  • Milano, (proposta) autisti di autobus e tram solo italiani. (proposta) vagoni della metropolitana riservati ai milanesi. Milano, autobus con le grate alle finestre vengono usati per rinchiudere gli extra comunitari che nei controlli sono trovati sprovvisti di documenti in regola. L’uso di questi ‘autobus galera’ verrà abbandonato dal Comune dopo qualche mese anche a seguito di polemiche.
  • Morazzone e Tradate (Varese) un assegno per i neonati esclusi quelli extracomunitari.
  • Ospitaletto (Bs) per diventare residente è necessario presentare la fedina penale.
  • Piacenza. La moschea viene chiusa per violazioni di norme edili e urbanistiche
  • Prato: Vietati ristoranti etnici nel centro storico.
  • Romano d'Ezzelino (Vi). I bambini extracomunitari sono esclusi dai bonus scuola.
  • Rovato (Brescia) Divieto per i non cristiani di avvicinarsi a meno di 15 metri dalle chiese.
  • San Martino dall'Argine (Mn). Il comune invita a denunciare la presenza di immigrati clandestini
  • Sanremo Vietato sedersi sulle panchine comunali per chi ha un’età compresa tra 12 e 60 anni.
  • Teolo (Pd) Cittadinanza solo a chi conosce l’italiano.
  • Tombolo (Pd) espulsione degli stranieri dopo 90 giorni di permesso.
  • Treviso, divieto ai negozi cinesi di esporre lanterne rosse. La provincia nega qualsiasi autorizzazione alla costruzione di moschee.
  • Varallo Sesia (Vercelli). Vietati burqa e burqini
  • Varese. La moschea viene chiusa per cambio di destinazione d’uso non autorizzato.
  • Venezia: Vietato trasportare merce in borsoni sacchetti di plastica e simili.
  • Verona, (proposta) ingressi separati sugli autobus. Vietato chiedere l’elemosina. Controllo sulla pericolosità sociale per chi chiede la cittadinanza.
  • Vicenza. Vietato sedersi sulle panchine per i minori di 70 anni
  • Voghera (Pv) Vietato sedersi in più di tre persone sulle panchine

Fonti:
Giuseppe Civati, Regione Straniera, Viaggio nell’ordinario razzismo padano, Edizioni Melampo, 2009.
Dal Corriere della Sera:
http://archiviostorico.corriere.it/2007/novembre/24/Verona_Ecco_norma_anti_romeni_co_9_071124114.shtml
http://archiviostorico.corriere.it/2009/novembre/22/Kebab_solo_con_polenta_case_co_9_091122013.shtml
http://archiviostorico.corriere.it/2000/novembre/24/Sindaco_lumbard_vieta_non_cristiani_co_0_0011245552.shtml
http://archiviostorico.corriere.it/2007/dicembre/07/Immigrati_azzardo_della_Lega_co_7_071207037.shtml
Dalla Stampa:
http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/politica/200808articoli/35475girata.asp
http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/cronache/200808articoli/35707girata.asp
http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/gEditoriali.asp?ID_blog=25&ID_articolo=2932&ID_sezione=&sezione=
Da Repubblica e l'Espresso:
http://espresso.repubblica.it/dettaglio//2071788/&print=true
http://espresso.repubblica.it/dettaglio-local/la-lega-ai-musulmani:-qui-mai-moschee/2110320
http://milano.repubblica.it/dettaglio/parcheggi-gratis-e-benefit-per-giovani-coppie-ma-non-agli-stranieri-e-alle-coppie-di-fatto/1809651
Altri giornalii:
http://www.gazzettino.it/articolo.php?id=79772&sez=NORDEST
http://www.ilgiornale.it/milano/sfrattata_moschea_di_magenta/18-06-2008/articolo-id=269925-page=0-comments=1
http://www.tgcom.mediaset.it/cronaca/articoli/articolo447649.shtml
http://ilgiorno.ilsole24ore.com/lodi/cronaca/locale/2009/10/14/246561-chiusura_della_moschea_illegittima.shtml

Fonte

venerdì 12 febbraio 2010

GRAN CARNEVALE DI BUSSETO 2010

-Nonostante il freddo e la nebbia-

Busseto, Parma

07-14-21 febbraio 2010

Uno vivace show di piazza, con i migliori gruppi mascherati e le più effervescenti marching band italiane in corteo, apre la 129^ edizione del Gran Carnevale di Busseto 2010 nel segno del divertimento, della tradizione, della musica e della cultura.

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Ci sarà il concorso dedicato alle maschere più belle, il carro gigante più votato, la commedia dell’arte con i classici Arlecchini, Pulcinella, Colombina, Pantalone in corteo. Tra burlesque, festa grassa, clown e giocoleria di strada, un po’ circo, un po’ salone enogastronomico all’aperto (salsicce e cotechino, dolci chiacchiere ricoperte di zucchero a velo, tortelli ripieni di marmellata, culatello, strolghino di salame, torta fritta calda, cioccolato verdiano e vin brulè fumante) la cittadina di Busseto si mette in maschera.

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Per tre domeniche – domenica 7 febbraio, domenica 14 febbraio, domenica 21 febbraio – dalle 14.30 alle 19 in centro storico, in piazza, sotto i portici della cittadina si sfila in costume.

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La nuova edizione mette alla berlina della satira – issandola su giganti carri di cartapesta lunghi anche quindici metri, realizzati ad arte e a mano dai cento Amici della Cartapesta di Busseto riuniti in associazione – quattro temi, come ogni anno un po’ per fare sorridere, un po’ per fare riflettere.

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Sorte bendata, sorte mascherata al ritmo delle hits di Jacko. Tributo al Re del Pop Michael Jackson al Gran Carnevale di Busseto, un personaggio entrato a far parte della storia del mito recentemente scomparso. Busseto immagina il ritorno dell’artista e propone sul carro ballerini che si esibiscono nelle sue inconfondibili mosse da Thriller.

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Si ironizza inoltre e si fa riflettere sul gioco d’azzardo, tirando freccette e frecciate alle slot machines, ai tavoli da gioco dei casinò, al poker, alla roulette e più in generale alla Dea Sorte che quando si benda ad occhi chiusi forse una maschera anch’essa indossa.

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Dolce dormire. Un grande Re Carnevale a letto (sarà Giuseppe Verdi?) circondato da un vero e proprio pigiama party live, sornione sonnecchia e ballonzola dall’alto del suo giaciglio: vi invita ai ritmi di vita più slow della bella provincia parmense e a fuggire i tempi stressati delle grandi città. Gorilla Fantasy.

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Ambientale ed ecologico fatto tutto di carta riciclata: il carro dedicato ai Gorilla prevede una novità: King Kong al Carnevale di Busseto per la gioia dei più piccoli e per distruggere gli ecomostri. I temi d’attualità sono quest’anno la tutela dell’ambiente, la crisi energetica e la tutela degli animali.

carnevale 2010

E mentre satira, fiabe e cartoni animati sono tra gli spunti che caratterizzano l’animazione, dai carri festanti vengono lanciati quintali di caramelle e coriandoli per riportare un po’ di dolcezza. Carro mix che unisce due temi: la X Factor mania e la Luna, unico satellite naturale della Terra, astro cantato da poeti, musicisti, artisti.

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Sfilano nel concorso speciale “La pazza Corrida mascherata” macchine, vetture, camion o altri tipi di veicoli, trasformati in mezzi diabolici, con scoppiettanti motori e sirene. Tra chiasso e rombi di motore, l’effervescenza è assicurata.

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Al Carnevale più Musicale d’Italia, nella patria del maestro Giuseppe Verdi, a Busseto, paese insignito della Bandiera Arancione del Touring Club Italiano sono in arrivo un tripudio di allegria, musica, sbandieratori, carri mascherati allegorici, parata di ballerini e majorettes, animazione, stelle filanti e satira.

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Il tradizionale Gran Carnevale della Risata organizzato nel caratteristico paese porticato della bassa padana che diede i natali a Giuseppe Verdi, compositore noto in Europa come Il Cigno di Busseto tiene il tempo, ma soprattutto il ritmo!

Sito web: http://www.carnevaledibusseto.it/

Fonte

Le foto si riferiscono a Domenica 7 febbraio e sono tratte da “La Gazzetta di Parma”

RIDERE FA BENE ALLA SALUTE, SORRIDERE FA BENE ALLA MENTE.

RIDIAMOCI ADDOSSO, SORRIDIAMO ALLA VITA.

LA SATIRA CI AIUTERÀ.

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Fonte ultime due foto

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