martedì 31 maggio 2011

PIANTAGIONI DI MARIJUANA E DEFORESTAZIONE MINACCIANO IL PARCO NAZIONALE DI VIRUNGA

gorilla di montagna
Il Parco Nazionale di Virunga si estende su un  territorio di confine tra la Repubblica Democratica del Congo, il Ruanda e l’Uganda. Il parco é composto da un immenso patrimonio forestale e faunistico, da una catena di vulcani[1], e dalla presenza dei gorilla di montagna. Per queste sue particolaritá é un’importante meta turistica riconosciuta a livello internazionale.
Flora e fauna della parte del parco di Virunga che sono all’interno dei confini ruandesi e ugandesi sono ben protette e valorizzate dai due paesi, contribuendo all’industria turisticamo nazionale. Stesso non dicasi per la parte che si trova nel confine del Congo, nonostante gli sforzi di varie organizzaioni ambientalistiche internazionali.
Nella parte del Congo, da anni il parco é divenuto territorio per numerose milizie congolesi o ruandesi che lo usano per stabilire le loro basi e sfruttano le risorse naturali presenti[2].
Negli ultimi due anni le varie milizie e le popolazioni locali hanno iniziato un forte processo di deforestazione per creare del carbone e successivamente dei campi di coltivazione della marijuana. Queste attivitá illegali stanno distruggendo l’habitat naturale dei gorilla di montagna, soprattutto nella zona attorno al vulcano Nyamulagira.
Tonnellate di carbone sono prodotte illegalmente bruciando gli alberi della foresta. Il carbone prodotto dagli alberi viene venduto nelle vicine cittá di Goma, Beni e Bunia.
Questa attivitá illegale viene compiuta dalle popolazioni congolesi che vivono nelle prossimitá del parco protette dalle milizie soprattutto quella hutu ruandese genocidaria, la famosa FDLR.
I paesani congolesi pagano la FDLR (che controlla gran parte del territorio del parco) affiché gli permetta l’accesso alla foresta per produrre il carbone. I ribelli FDLR assicurano, sempre sotto compenso, anche il trasporto del carbone dalla foresta ai centri urbani, effettuato da “onesti” commercianti congolesi.

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Quando un’area forestale viene completamente distrutta per produrre il carbone, il terreno viene successivamente trasformato in coltivazione di marijuana, favorita dal suolo reso fertile dalle ceneri. A differenza della produzione di carbone, le piantagioni di marijana sono di esclusiva proprietá dei ribelli FDLR che vendono il raccolto per comprarsi cibo, attrezzature logistiche, armi e munizioni.
Pur non rappresentando la principale fonte di finanziamento[3], la produzione e il commercio della marijuana offre ottimi guadagni, poiché sta progressivamente diventando uno tra i principali poli di produzione per il mercato regionale.  La marijuana di Virunga é commercializzata fino nella lontana Tanzania.
L’impatto sull’ecosistema é devastante e sta restringendo sempre di piú l’habitat naturale dei gorilla di montagna. A questo si affianca il bracconaggio per vendere parti del corpo di questi animali, come la testa o le mani. Nel solo 2007 l’attivitá di braconaggio ha fatto registrare la morte di sette gorilla di montagna.
Un manipolo di guardie forestali in difesa del parco.
Nonostante che il Parco di Virunga rappresenti una forte fonte di guadagno per l’industria turistica del paese, il Governo Congolese é totalmente assente nella protezione del parco. Complicitá locali con i ribelli ruandesi, mancanza di mezzi finanziari del governo, e un’esercito nazionale quasi inesistente e corrotto, impediscono ogni rafforzamento della lotta contro le attivitá illegali che stanno distruggendo un patrimonio naturale mondiale.
La difesa del parco viene lasciata ad un manipolo di guardie forestali sostenute finanziariamente da associazioni ambientalistiche internazionali come la tedesca Frankfurt Zoological Society con sede di coordinazione regionale a Goma, capoluogo della Provincia del Nord Kivu.
L’unica operazione militare di rilievo contro i ribelli del FDLR é stata attuata nel 2009 dall’esercito regolare ruandese che aveva ottenuto il permesso da Kinshasa di entrare nell’est del paese per debellare la minaccia dei ribelli genocidari hutu.
L’intervento militare ruandese, seppur registrando un discreto successo, é stato successivamente vanificato dal Governo Congolese che é venuto a meno all’accordo di assicurare una presenza militare per impedire al FDLR di riorganizzarsi.
In assenza dell’esercito congolese i ribelli ruandesi si sono riorganizzati e hanno ripreso il controllo dei territori perduti durante l’offensiva dell’esercito regolare del Ruanda.
I rangers congolesi, armati di armi automatiche, sono le uniche unitá militari in difesa del parco. Per la vastitá della riserva naturale e la scarsitá dei mezzi, i rangers controllano solo una piccola percentuale del parco, assicurando la protezione di flora e fauna e l’accessibilitá ai turisti che vengono a vedere i famosi gorilla di montagna.
I rangers congolesi pagano un duro prezzo per difendere il parco. Recentemete 15 rangers che pattugliavano l’area di Kibumba sono caduti in un’imboscata organizzata dai ribelli hutu ruandesi per proteggere una piantagione illegale di marijuana. Un ranger é stato ucciso e quattro feriti.
Imboscate come quella di Kibumba non sono rare nella zona.
I rangers sono stati costretti a rivedere le loro strategie di protezione del parco affiancando ai pattugliamenti di routine, un servizio di intelligence tra la popolazione per raccogliere informazioni sulla presenza dei ribelli, delle produzioni di carbone o delle piantagioni illegali.
E’ doveroso far notare che questa opera di intelligence é limitata e si scontra con la reticenza a collaborare e l’omertá delle popolazioni congolesi che hanno piú interesse a continuare la produzione di carbone, visto che il governo non offre loro nessuna alternativa finanziaria.
La popolazione dei gorilla in aumento.
Nonostante l’azione dei ribelli la popolazione dei gorilla di montagna ha registrato negli ultimi anni un aumento del 26% arrivando agli attuali 480 esemplari. Secondo Emmanuel de Merode, il Direttore del Parco di Virunga nel confine Congolese questo aumento della popolazione dei gorilla é dovuto agli sforzi dei rengers di proteggere il parco.
Un futuro incerto.
Di parere contrario é un mio amico della Guardia Forestale Ugandese. Durante un incontro amicale in un pub di Kampala precedente al mio viaggio a Goma, mi ha espresso il suo punto di vista.
Secondo lui l’aumento del 26% dei gorilla, rivendicato dalle associazioni ambientalistiche internazionali, seppur vero, riguarda per la maggioranza dei casi esemplari che vivono nella parte ugandese e ruandese del parco. Secondo la guardia forestale ugandese l’aumento di nascite tra la popolazione dei gorilla in territorio congolese sarebbe di gran lunga inferiore.
Il mio amico, come del resto il Governo Ugandese, é molto scettica sul futuro del parco. Ammira il lavoro dei rangers congolesi che, secondo lui, sono dei veri e propri eroi visto che il governo non li sostiene.
E’ proprio questa mancanza di sostengno militare, politico e finanziario del Governo di Kinshasa che rende l’opera di protezione dei rangers congolesi dipendente dagli aiuti internazionali e quindi precaria.
Se questi aiuti dovessero finire o dimunire i rangers congolesi non potrebbero piú assicurare la protezione del parco per mancanza di sostegno logistico e finanziario.
Il Ministero Ugandese dell’Agricoltura e Ambiente e quello del Turismo prevedono che fauna e flora del Parco Nazionale del Virunga, col tempo, troverá una salvaguardia solo nella parte del parco all’interno dei confini ruandese e ugandese, se il Governo di Kinshasa continuerá a non agire debellando definitivamente i gruppi ribelli che controllano il parco nazionale.
Peccato, come sottolinea il mio amico, che il Parco Nazionale del Virunga per la maggior parte si estende sul territorio congolese. Nel futuro di questo immenso patrimonio forestale mondiale potrebberero rimanere solo ridotte riserve in  Uganda e Ruanda che, nonostante le entrate provenienti dal turismo sarebbero come le rovine di una bellissima casa data alle fiamme: il Parco Nazionale del Virunga.
Fulvio Beltrami
25 maggio 2011
Goma, Repubblica Democratica del Congo
fulviobeltrami@gmail.com
fulviobeltrami1966@gmail.com

[1] Alcuni di essi ancora attivi come il volcano di Nyaragongo che nel 2002 distrusse la metá della cittá di Goma nella Provincia del Nord Kivu, est del Congo.
[2] Dinnanzi all’offensiva militare dell’esercito ruandese nel 1996 i ribelli hutu trovarono rifugio nell’impenetrabili foreste del Parco di Virunga.
[3] La principale fonte di finanziamento del FDLR proviene dallo sfruttamento illegale delle miniere nei territori sotto il suo controllo
Fonte

lunedì 30 maggio 2011

LA CINA E IL CONTROLLO DELLE FONTI ALIMENTARI

"Go Global": significa andate in giro per il mondo, internazionalizzate il business, realizzate profitti e, al tempo stesso, fate l'interesse supremo della nazione.

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Chongqing Grain Group ha investito 2,5 miliardi di yuan (circa 270 milioni di euro) in Brasile per 200mila ettari di terreno da coltivare a soia
Julong Group ha speso 200 milioni di dollari in Indonesia per 20mila ettari di piantagioni di olio di palma.
Cofco Group sta trattando l'acquisizione di Tully Sugar, gruppo saccarifero australiano che interessa anche all'Americana Bunge
Un aiuto dalle riserve
Le risorse per acquisire le fonti di produzione alimentare non mancano: al 31 marzo la Cina custodiva 3.045 miliardi di dollari in riserve valutarie. Secondo Chen Jie, del Research Center for Rural Economy, la Cina non deve dunque affidarsi alle importazioni per soddisfare la propria domanda di grano, metterebbe a rischio la propria sicurezza energetica: «Meglio investire le riserve valutarie in progetti di sviluppo agricolo all'estero»

venerdì 27 maggio 2011

INDIOS GUARANI RIOCCUPANO LE LORO TERRE

Da anni vivevano ai margini di una superstrada

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Roma, 27 mag. (TMNews) - Dopo aver vissuto ai margini di una superstrada per un anno e mezzo, in preda alla disperazione una comunità di Guarani del Brasile ha riconquistato parte della sua terra ancestrale. Survival international racconta che gli Indiani sono rientrati nella loro terra la scorsa settimana, dopo esser giunti al punto di non poter sopportare oltre di vivere in quelle spaventose condizioni lungo il ciglio di una strada. La paura, ora, è che le autorità decidano di provare a sloggiarli di nuovo con la forza e la comunità sta sollecitando ufficialmente il governo per non esserne sfrattati nuovamente I Guarani della comunità di Laranjeira Nanderu avevano subito il furto delle loro terre negli anni '60 per far posto agli allevamenti di bestiame. Erano riusciti a tornarvi nel 2008, ma furono poi cacciati di nuovo nel settembre 2009 - subito dopo, il loro villaggio fu attaccato brutalmente e ridotto in cenere.
Da allora, hanno vissuto sul ciglio della superstrada, sotto teli di plastica, con scarso accesso all'acqua pulita, al cibo o all'assistenza medica, senza riparo dal caldo intenso e dalle inondazioni. Auto e grossi camion sfilavano accanto alle loro tende giorno e notte. Uno di loro fu travolto e ucciso.


giovedì 26 maggio 2011

SVEGLIAMO(CI) TUTTI

Le Ultime Cene

- Ma noi abbiamo prenotato - dice Gesù.
Il maitre si scusa.
 
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- Il premier ha appena affittato tutto il locale per un'importante cena di lavoro. Non ci siamo potuti rifiutare, pare che ci siano in ballo le sorti della riforma costituzionale.
Dalla sala accanto provengono risate femminili miste a stornelli.
- Ma il premier di solito non le fa in una delle sue ville, queste... cene di lavoro? - Chiede Matteo.
- Le stanno sverminando - risponde il maitre - non l'ha sentito al Tg? Il premier è sicuro che i magistrati gliel'abbiano riempite di microspie, e ha deciso di farle ripulire. Nel frattempo, affitta ogni sera un locale diverso. Tutto intero.
- Allora la nostra cena salta? - Chiede Marco. Gesù scuote la testa.
- No, devo dirvi una cosa importante. Andiamo in un altro locale.
- A quest'ora? Una sala libera tutta per noi non la troviamo più , ci sparpagliano in sette tavoli diversi.
- Potremmo andare a casa di uno di voi - Dice Gesù.
Luca allarga le braccia.
- Noi abbiamo lasciato tutto per seguirti. Se mia moglie mi vedesse tornare ora, con pure dodici ospiti a cena, mi caccerebbe a fucilate. E temo che la cosa valga per tutti.
Gli altri annuiscono.
- Io stavo in un bed & breakfast - dice Giovanni.
- Devo dirvi una cosa importante - ripete Gesù. Poi chiede al maitre - Ci potrebbe portare almeno mezzo litro?
Il maitre scuote la testa lentamente.
- Va bene anche una mezza minerale, poi ci penso io - insiste Gesù.
- No. Anzi, se gentilmente volete accomodarvi all'uscita...
- Ma noi abbiamo prenotato! - Ripete Pietro.
Dalla sala accanto sbuca una fila di ragazze seminude che saltellano a ritmo di samba. Fra loro, un paio di vegliardi truccati da giovani. La fila aggancia alcuni apostoli, e li trascina.
- Il trenino, il trenino, venite anche voi a fare il trenino!
Il serpentone saltellante sparisce inghiottito dalle porte della sala di fronte.
Gesù guarda i cinque apostoli rimasti.
- Andiamo nel parcheggio - dice.
Escono.
- Ho preso queste al distributore - dice Pietro, portando un paio di lattine.
- Potevi prenderne sei - commenta Matteo - sei il solito braccino corto.
- Non ho altri spicci..
- Ce le dividiamo - dice Gesù - va benissimo per la cosa che devo dirvi.
Apre una delle due lattine.
- Questo è il mio sangue.
- Ti sei tagliato? - Chiede Marco.
Gesù solleva la lattina.
- Bevetene tutti.
- C'è anche l'altra - dice Luca.
Gesù abbassa la lattina.
- Fate questo in memoria di me.
Poggia la lattina sul cofano dell'automobile accanto a lui.
Scatta l'antifurto.
Uno strepito lacerante. Quattro gorilla del premier accorrono a mitragliette spianate. Gli apostoli si disperdono. I gorilla afferrano Gesù, bofonchiando ''attentato!''. Gli danno un paio di ginocchiate, lo ammanettano, gli sbattono la faccia sul cofano. Uno dei gorilla blocca Pietro. Lo strattona.
- Tu sei con lui? - Ringhia.
- Io? Ma chi lo conosce quel negher di merda... bisognerebbe annegarli tutti!
Il gorilla lo molla, Pietro scappa. Gesù dà un' occhiata triste nella sua direzione.
Poi i quattro lo trascinano via.
Gli apostoli aspettano nascosti, chi dietro i cassonetti, chi in un portone. L'ululato dell'antifurto viene zittito. Il corteo di macchine presidenziali parte a sirene spiegate, e scompare nella notte.
I cinque si ritrovano nella piazza ormai deserta.
- Dove l'avranno portato?
- In un CPT. Nella migliore delle ipotesi.
- Cosa facciamo adesso?
- Dobbiamo cercarlo!
- No, per ora dobbiamo nasconderci e fare finta di niente - dice Pietro - lui vuole così.
- E tu che ne sai? - Protestano gli altri.
- Io sono il suo vice.
- Ma da quando?
- M'ha anche mandato a prendere le lattine...
- Ci sei andato da solo!
- E ne hai prese solo due!
- Le lattine! - Dice Giovanni - forse lo sappiamo cosa vorrebbe che facessimo. Vi ricordate? Ha detto ''fate questo in memoria di me.''
- Già, ma ''questo'' cosa? - Obietta Matteo.
- Ricostruiamo i movmenti - propone Marco.
- Non ci vuole molto - dice Luca - ha aperto la lattina, e l'ha posata sulla macchina.
- Ed è scattato l'antifurto - conclude Giovanni - magari è questo che vuole.
- Che facciamo scattare gli antifurto? - Chiede Pietro, sarcastico - Sì dai, così svegliamo tutti.
- Esatto - dice Giovanni. Raccoglie un sasso, e lo lancia conto il parabrezza di un SUV -Svegliamo tutti.
Alessandra Daniele

mercoledì 25 maggio 2011

VIVERE SENZA TEMPO

Ecco la tribù che non ha
bisogno del tempo

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Gli Amondawa sono poco più di un'ottantina, ma sono orgogliosi della propria cultura
"Giorni, mesi e anni? Per gli Amondawa non esistono"
Oltre la relatività del tempo ci può essere soltanto la sua negazione. È quanto rivela all'uomo occidentale un gruppo di indios dell'Amazzonia brasiliana, gli Amondawa, la cui cultura e lingua sono diventati un rompicapo straordinario, che sta impegnando molti scienziati da tutto il mondo.

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Negare il tempo non come rifiuto, ma semplicemente per un «non bisogno». A questa conclusione è arrivato un team dell'Università statunitense di Portsmouth che, lavorando a stretto contatto con i colleghi dell'Università brasiliana della Rondônia, ha monitorato la comunità degli Amondawa, pubblicando i risultati dello studio sulla prestigiosa rivista «Language and Cognition».


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Un gruppo davvero sparuto quello degli Amondawa, composto da uomini, donne, bambini e anziani che vivono negli Stati brasiliani della Rondônia e dell'Acre, vicino al fiume Jiparaná. Sono poco più di un'ottantina, una cifra ridicola, se paragonata all'immensa estensione della foresta amazzonica (più di 6,5 milioni di kmq, di cui il 65% in Brasile ), ma custodiscono un segreto unico. Nella loro cultura non esiste l'idea di tempo. E non esistono neppure i calendari e quindi le persone non sanno la loro età. Al punto che le fasi della vita - infanzia, adolescenza, giovinezza, maturità e vecchiaia - vengono «raccontate» nella comunità cambiando il nome della persona.

clip_image005 The Amondawa were first "discovered" by anthropologists in 1986

Quello che per gli occidentali è il lento e inesorabile fluire del tempo in Amazzonia diventa una totale trasformazione della persona, del suo essere. Di religione animista, del resto, questi indios riconoscono un'anima o uno spirito in ogni cosa, negli oggetti come nella natura, che nell'Amazzonia è maestosa e dominatrice. «Noi siamo quello che abbiamo intorno», spiega con saggezza antica un indio, che tutti chiamano in portoghese Pedro, anche se il suo vero nome è Tupirim. Solo che intorno non c'è il tempo, aggiungiamo noi.

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The Amondawa have no words for time periods such as "month" or "year
Secondo Chris Sinha, docente di filosofia del linguaggio nell'Università di Portsmouth e a capo del team di ricerca, «non possiamo, in realtà dire, che siano un popolo fuori dal tempo». Come altri indios «parlano di eventi e sequenze di eventi. Ciò che non riscontriamo, però, è la nozione di tempo come condizione indipendente dagli eventi a cui è legato. Gli Amondawa non hanno cioè la nozione del tempo come qualcosa dentro il quale un fatto avvenga». Mancano così nella loro lingua parole per indicare «anno», «mese», «settimana». Vivono cioè in una dimensione composta da eventi, ma non riescono a vedere questi episodi come parte del fluire del tempo.

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 O cacique Tari Amondawa e a sua tribo



Com’è possibile? Secondo i ricercatori, l'assenza del concetto di tempo deriverebbe dall'assenza del «tempo tecnologico», ovvero di un calendario, correlato a sua volta all'esistenza di un sistema numerico. Non saper contare avrebbe dunque impedito lo sviluppo della nozione di tempo tra gli Amondawa, che, peraltro, hanno goduto di un isolamento straordinario, visto che sono stati «contattati» dagli antropologi in tempi relativamente recenti, nel 1986. Da allora hanno cercato in tutti i modi di preservare il proprio stile di vita, arricchito da continue feste e rituali. Come l'Yreruá, per esempio, in cui gli uomini fanno finta di lanciare le proprie frecce, mentre le donne danzano, stringendosi alle loro braccia, e un «capo» dà il ritmo con un flauto e battendo i piedi.


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Yrerua Amondawa


Il mistero, tuttavia, è tutt’altro che risolto. Per Pierre Pica, linguista francese, è necessario effettuare ulteriori studi, perché il linguaggio - di per sé - può anche non rivelare quello che in realtà esiste nella percezione collettiva. Ovvero la possibilità che gli Amondawa abbiano un’idea di tempo più sofisticata di quanto appaia in superficie. La questione, quindi, resta ancora aperta, mentre sulla foresta amazzonica torna a scendere il buio: per noi è il domani che arriva, per gli indios soltanto la conclusione di un evento isolato

"Cerco le qualità che non rendono in questa razza umana che adora gli orologi e non conosce il tempo..." [G.L.F.]

vedi anche qui

martedì 24 maggio 2011

PADRONI DELLA GUERRA (Masters of War)

Bob Dylan compie 70 anni


Siamo qui a celebrare un mito che compie settant’anni. Un pretesto qualsiasi per mettere in grassetto uno delle figure fondanti del rock del secolo scorso.

Venite padroni della guerra
voi che costruite grossi cannoni

voi che costruite aeroplani di morte
voi che costruite tutte le bombe
voi che vi nascondete dietro i muri
voi che vi nascondete dietro le scrivanie
voglio solo che sappiate
che posso vedere attraverso le vostre maschere.
Voi che non avete mai fatto nulla
se non costruire per distruggere
voi giocate con il mio mondo
come se fosse il vostro piccolo giocattolo
voi mettete un fucile nella mia mano
e vi nascondete ai miei occhi
e vi girate e volate lontano
quando volano le veloci pallottole.
Come Giuda dei tempi antichi
voi mentite e ingannate
una guerra mondiale può essere vinta
voi volete che io creda
ma io vedo attraverso i vostri occhi
e vedo attraverso il vostro cervello
come vedo attraverso l'acqua
che scorre giù nella fogna.
Voi caricate le armi
che altri dovranno sparare
e poi vi sedete e guardate
mentre il conto dei morti sale
voi vi nascondete nei vostri palazzi
mentre il sangue dei giovani
scorre dai loro corpi
e viene sepolto nel fango



Avete causato la peggior paura
che mai possa spargersi
paura di portare figli
in questo mondo
poiché minacciate il mio bambino
non nato e senza nome
voi non valete il sangue 
che scorre nelle vostre vene.
Chi sono io per parlare quando
non è il mio turno? 
Direte che sono giovane
direte che non ne so abbastanza. 
Ma c'è una cosa che so
anche se sono più giovane di voi: 
so che perfino Gesù 
non perdonerebbe quello che fate.
Voglio farvi una domanda:
il vostro denaro vale così tanto
vi comprerà il perdono?
Pensate che potrebbe?
Io penso che scoprirete
quando la morte esigerà il pedaggio
che tutti i soldi che avete accumulato
non serviranno a ricomprarvi l'anima.
Spero che moriate in fretta,
che la vostra morte giunga presto,
seguirò la vostra bara
in un pallido pomeriggio
e guarderò mentre 
vi calano giù nella fossa
e starò sulla vostra tomba
finché non sarò sicuro che siate morti.


IL MANIFESTO DELLA RIVOLTA IN SPAGNA: IL CAPITALISMO NON FUNZIONA

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Noi siamo gente comune. Siamo come te: gente che si alza ogni mattina per studiare, per lavorare o per trovare lavoro, gente che ha famiglia e amici. Gente che lavora duramente ogni giorno per vivere e dare un futuro migliore a chi ci circonda.
Alcuni di noi si considerano più progressisti, altri più conservatori. Alcuni credenti, altri no. Alcuni di noi hanno un'ideologia ben definita, alcuni si definiscono apolitici... Ma tutti siamo preoccupati e indignati per il panorama politico, economico e sociale che vediamo intorno a noi. Per la corruzione di politici, imprenditori, banchieri ... Per il senso di impotenza del cittadino comune. Questa situazione fa male a tutti noi ogni giorno. Ma se tutti ci uniamo, possiamo cambiarla. È tempo di muoversi, è ora costruire insieme una società migliore. Perciò sosteniamo fermamente quanto segue:
* Le priorità di qualsiasi società avanzata devono essere l’uguaglianza, il progresso, la solidarietà, la libertà di accesso alla cultura, la sostenibilità ecologica e lo sviluppo, il benessere e la felicità delle persone.
* Ci sono diritti fondamentali che dovrebbero essere al sicuro in queste società: il diritto alla casa, al lavoro, alla cultura, alla salute, all’istruzione
, alla partecipazione politica, al libero sviluppo personale, e il diritto di consumare i beni necessari a una vita sana e felice.
* L'attuale funzionamento del nostro sistema economico e di governo non riesce ad affrontare queste priorità e costituisce un ostacolo al progresso dell’umanità.
* La democrazia parte dal popolo (demos = popolo, cràtos = potere) in modo che il potere debba essere del popolo. Tuttavia in questo paese la maggior parte della classe politica nemmeno ci ascolta. Le sue funzioni dovrebbero consistere nel portare la nostra voce alle istituzioni, facilitando la partecipazione politica dei cittadini attraverso canali diretti e procurando i maggiori benefici alla società in generale, non per arricchirsi e prosperare a nostre spese, mentre si dà cura solo dei dettami dei grandi poteri economici e si aggrappa al potere attraverso una dittatura partitocratica capeggiata dalle inamovibili sigle del partito unico bipartitico del PPSOE.
* L’ansia e l'accumulazione di potere in poche mani crea disuguaglianza, tensione e ingiustizia, il che porta alla violenza, che noi respingiamo. L’obsoleto e innaturale modello economico vigente blocca la macchina sociale in una spirale che si consuma in se stessa arricchendo i pochi e precipitando nella povertà e nella scarsità il resto. Fino al crollo.
* La volontà e lo scopo del sistema è l'accumulazione del denaro, che ha la precedenza sull’efficienza e il benessere della società. Sprecando intanto le risorse, distruggendo il pianeta, creando disoccupazione e consumatori infelici.
* I cittadini fanno parte dell’ingranaggio di una macchina destinata ad arricchire una minoranza che non sa nulla dei nostri bisogni. Siamo anonimi, ma senza di noi tutto questo non esisterebbe, perché noi muoviamo il mondo.
* Se come società impariamo a non affidare il nostro futuro a un’astratta redditività economica che non si converte mai in un vantaggio della maggioranza, saremo in grado di eliminare gli abusi e le carenze di cui tutti soffriamo.
* È necessaria una Rivoluzione Etica. Abbiamo messo il denaro al di sopra dell’Essere umano mentre dovremo metterlo al nostro servizio. Siamo persone, non prodotti sul mercato. Io non sono solo quel che compro, perché lo compro e a chi lo compro.
Per tutto quanto sopra, io sono indignato.
Credo di poterlo cambiare.
Credo di poter aiutare.
So che insieme possiamo.
Esci con noi. È un tuo diritto.
http://democraciarealjabarcelona.blogspot.com.

Fonte

lunedì 23 maggio 2011

BANCHE ARMATE: MANNA AFRICA

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Ammontano a 434 milioni di euro le transazioni bancarie connesse al trasferimento nel 2010 di armi italiane in Africa. Algeria, Libia ed Egitto in testa alla classifica dei paesi. Bnp Paribas in vetta a quella delle banche. 


Nelle classifiche economiche, spesso l'Africa finisce nei gorghi dei bassifondi. Con gli stereotipi, che l'accompagnano, di un continente alla canna del gas.
Poi spuntano statistiche spiazzanti. Se si va vedere, ad esempio, quanto pesa l'Africa nelle transazioni bancarie legate al trasferimento definitivo di armi italiane all'estero, spunta una percentuale a doppia cifra: 14,26% che corrisponde a più di 434 milioni di euro. Con un paese, l'Algeria, che da solo vale oltre l'8% dei 3 miliardi e spiccioli di euro che rappresentano, nel 2010, il totale delle operazioni bancarie autorizzate dal ministero dell'economia e delle finanze alle banche in Italia, per l'export di armamenti.
Ed anche Libia (99,3 milioni; 3,26%) ed Egitto (21,9 milioni, 0,72%) - oggi terre di rivolte - occupano posti di primo piano nella classifica.
L'annuale Relazione della Presidenza del Consiglio sul commercio dei materiali di armamento (pubblicata, nella sua interezza, il 17 maggio 2011) conferma, così, ciò che da sempre si conosce: le armi, vendute anche ai paesi in via di sviluppo, costituiscono l'ossigeno per l'asfittico mercato del credito.
Nel 2010, il ministero dell'economia e delle finanze ha autorizzato 1.602 transazioni bancarie (1.628 nel 2009), il cui valore complessivo è stato di circa 3miliardi e mezzo di euro (4 miliardi e spiccioli nel 2009). Di queste transazioni, 943 (1.043 nel 2009) si riferiscono ad autorizzazioni a operazioni di esportazione definitiva di materiali di armamento, per un ammontare poco superiore ai 3 miliardi di euro (3miliardi 795 mila, nel 2009).
Il primato nella speciale classifica Banche armate spetta al Gruppo Bnp Paribas (che comprende Bnp Paribas, Bnl e Fortis), tornato in vetta a questa speciale classifica con 959,3 milioni di euro, pari al 31,49% del totale.
Dalla tabelle pubblicate, l'azienda italiana che ha incassato più denaro nel 2010 è stata l'Agusta spa, del gruppo Finmeccanica, con 823 milioni, 823mila euro: il 27,04% del totale. Al secondo posto c'è l'azienda aerospaziale Avio Spa, con 433 milioni 815mila euro (14,24%) e al terzo sempre un'azienda Finmeccanica, la Whitehead Alenia Sistemi Subacquei (Wass), con 274milioni 817mila euro pari al 9,02%.

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Gianni Ballarini

mercoledì 18 maggio 2011

IL PROBLEMA DELLA SCHIAVITÙ

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Documento – Frammento della epistola 47 di Seneca della raccolta “Epistulae morales ad Lucilium”


10. Vis tu cogitare istum quem servum tuum vocas ex isdem seminibus ortum(1) eodem frui(2) caelo, aeque spirare, aeque vivere, aeque mori! Tam tu illum videre ingenuum potes quam ille te servum. Variana clade multos splendidissime natos, senatorium, per militiam auspicantes gradum, fortuna depressit: alium ex illis pastorem, alium custodem casae fecit.
Contemne nunc eius fortunae hominem in quam transire dum(3) contemnis potes.


10. Pensa che costui, che tu chiami tuo schiavo, è nato dallo stesso seme, gode dello stesso cielo, respira, vive, muore come te! Tanto tu puoi vederlo libero, quanto egli può vederti schiavo. Con la strage di Varo, la sorte umiliò molti uomini di nobilissima origine, che attraverso il servizio militare aspiravano al grado di senatori: qualcuno (la fortuna) fece diventare pastore, qualche altro guardiano di una casa. Disprezza ora l’uomo di quella condizione, nella quale, mentre tu (la) disprezzi, puoi capitare!


11. Nolo(4) in ingentem me locum inmittere et de usu servorum disputare, in quos superbissimi, crudelissimi, contumeliosissimi sumus.
Haec tamen praecepti mei summa est: sic cum inferiore vivas quemadmodum tecum superiorem velis vivere.
Quotiens in mentem venerit quantum tibi in servum < tuum > liceat, veniat in mentem tantundem in te domino tuo licere. (…)


11. Non voglio addentrarmi in un argomento troppo impegnativo e discutere circa il trattamento degli schiavi, verso i quali siamo molto superbi, crudeli ed insolenti.
Ecco tuttavia il punto principale dei miei insegnamenti: comportati con il servo allo stesso modo di come vorresti si comportasse il tuo superiore con te.
Tutte le volte che ti verrà in mente quanto è lecito al tuo schiavo, ti venga in mente che altrettanto è lecito contro di te. (…)



19. Rectissime ergo facere te iudico quod timeri a servis tuis non vis, quod verborum castigatione uteris: verberibus muta admonentur.
Non quidquid nos offendit et laedit; sed ad rabiem cogunt pervenire deliciae, ut quidquid non ex voluntate respondit iram evocet.


19. Perciò io ti giudico far molto bene, nel fatto che tu non voglia che i tuoi servi ti temano, nel fatto che ti serva delle parole come castigo: le bestie si ammoniscono con le frustate.
Non tutto quello che ci colpisce, ci danneggia; ma i piaceri costringono che si arrivi all’ira, così tutto quello che non risponde alla volontà, provoca collera.



20. Regum nobis induimus animos; nam illi quoque obliti et suarum virium et inbecillitatis alienae sic excandescunt, sic saeviunt, quasi iniuram acceperint, a cuius rei periculo illos fortunae suae magnitudo tutissimos praestat. (…)
acceperunt iniuram ut facerent.


20. Ci comportiamo come i sovrani; infatti quelli, dimentichi delle proprie forze e della debolezza altrui, danno in escandescenze e infieriscono, come fossero stati offesi, mentre l’eccezionalità della loro sorte li mette totalmente al sicuro da tale pericolo.
… interpretano un ingiuria per poter oltraggiare.


1. orior, oreris, ortus sum, oriri (deponente) = sorgere, nascere
2. fruor, eris, fruitus e fructus sum, frui (deponente, regge l’ablativo) = godere, fruire
3. dum ha valore temporale
4. nolo, non vis, nolui, nolle (composto di volo) = non volere

Commento – La lettera è dedicata ai rapporti tra padroni e schiavi, infatti inizialmente Seneca descrive i compiti abituali, cui i servi erano dediti, congratulandosi con l’amico Lucilio per il suo atteggiamento umano nei confronti dei propri schiavi. Egli pone l’accento sul “fato” che ha designato la libertà verso alcuni e per altri no, affermando, con l’esempio della sconfitta del generale Varo, che essa è mutevole ed incomprensibile; egli, quindi, si distacca dalla visione sociale di Aristotele, poiché i rapporti di forza possono essere rapidamente sconvolti dal caso. Seneca mette in discussione il concetto di schiavitù, dimostrando quanto l’uomo può essere schiavo delle proprie passioni, anche essendo libero socialmente, e quanto uno schiavo può sentirsi libero, nonostante la propria condizione.
Egli ricalca un tema molto significativo all’interno della filosofia stoica, cioè il riconoscimento dell’uguaglianza tra tutti gli uomini per natura, interiorizzando il concetto di schiavitù, riconducendola a una schiavitù del tempo, delle passioni e di tutto ciò che impedisce all’uomo di essere padrone di sè.
Fonte

martedì 17 maggio 2011

LA VERITÀ…

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"La verità è sempre quella, 
la cattiveria degli uomini 

che ti abbassa 
e ti costruisce un santuario di odio 
dietro la porta socchiusa. 
Ma l'amore della povera gente 
brilla più di una qualsiasi filosofia. 
Un povero ti dà tutto 
e non ti rinfaccia mai la tua vigliaccheria."

Alda Merini, da "Terra d'amore"

lunedì 16 maggio 2011

IL VALORE

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“Vale mas la vida de un ser humano,
 que todo el oro del hombre mas rico del mundo”

giovedì 12 maggio 2011

DALL'AMAZZONIA, UN NUOVO MODELLO DI SVILUPPO

La Cocha Brava, un'area di foresta incontaminata, una laguna sacra agli indios ricca di animali sconosciuti e di risorse preziose genetiche, un deposito immenso di carbonio. Questi prezioso forziere, insidiato dall'avanzata delle compagnie del taglio illegale e dalle concessioni petrolifere, potrebbe diventare un laboratorio di un modello di sviluppo amazzonico, rispettoso dell'ambiente, gestito dalle genti della regione, e in grado di assicurare una vita dignitosa senza intaccare i tesori dell'umanità. Vediamo come.
L'idea viene dal detentore di una concessione nella zona, Francesco Mantuano, che ha proposto un'alleanza alle comunità indigene della zona. Il suo ragionamento è lineare: il prelievo legale di legname è messo fuori mercato dal dumping sui prezzi praticato dagli estrattori illegali, quindi, invece di rendere la concessione allo Stato perché poco redditizia (e darla di fatto in pasto ai boss del legname) perché non valorizzarne la biodiversità con progetti finalizzati allo studio e alla conservazione?

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Sarebbe possibile istituire un centro studi sulla biodiversità che potrebbe apportare vantaggi sia scientifici e sociali, con il coinvolgimento dei nativi locali, i “Capanahuas”, originari dei bacini alti dei rios Buncuya e Tapiche fino alle Sierras di Contamana e del Divisor, successivamente discesi a valle per sfuggire allo sfruttamento del caucciù e ora caduti nello sfruttamento delle imprese del legname. I Capanahuas hanno già fatto sapere che sono disponibili a fornire il loro supporto di esperienza e conoscenze tradizionali, per tornare da liberi nelle loro terre, sfuggendo al giogo dello sfruttamento forestale. I Capanahuas si sono dichiarati disponibili a fare da guardaboschi sia per la Cocha Brava (che considerano sacra) e le alture ancora ricoperte di foresta primaria, ma anche nel loro territorio.

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Il progetto della Cocha Brava potrebbe essere sostenuto da un sistema di crediti di carbonio, sia sull'area della concessione che nelle foreste delle comunità indigene, nell'ambito dello schema REDD (Reduced Emissions from Deforestation and Degradation) creato dall'ONU e volto a ridurre le emissioni di gas serra causate dalla deforestazione e dal degrado forestale. quello collaterale di immettere la mia concessione nel mercato volontario dei “Buoni di Carbonio”, unitamente al territorio della locale Comunitá Nativa (unico esempio simile in tutta la Regione Loreto e forse in tutta la Amazzonia peruviana) per riprendere il percorso interrotto nel 2009.
Nel maggio del 2009, sette mesi prima di “Copenaghen 2009”, redassi e iniziai a diffondere, per incarico dell'allora Presidente dei Concessionari Forestali di Loreto (la Regione amazzonica peruviana la cui capitale é Iquitos), un Piano chiamato “Alianza Bosque Vivo” che verteva sulla proposta di riunire in una mega-cooperativa regionale i 250 concessionari forestali Loretani, le Comunità Native della Regione e consorzi provinciali della categoria agraria, con lo scopo di assegnare gran parte della foresta di propria pertinenza alla cattura del carbonio atmosférico, attraverso la sua buona gestione, uniforme e verificabile, da parte di organismi regionali,nazionali ed internazionali; nella speranza di portare a Copenaghen una proposta concreta e già preparata a livello locale: sarebbe stato possibile riunire 10 milioni di ettari di foresta (un terzo dell'Italia) in una struttura organica con gestione, uniforme e verificabile (un fatto assolutamente innovativo nella regione), unendo categorie divise da annosi conflitti, come i concessionari (eredi dei coloni), gli agrari (che per tradizione hanno combattuto la foresta con ogni risorsa, per ridurla in piantagioni) e i Nativi (che all'opposto, si ritengono i “custodi della foresta”, ma non sempre con risultati efficaci). Assieme avrebbero dovuto impegnarsi a catturare carbonio, pur mantenendo i rispettivi diritti alla terra, e ottenendo in cambio sostegno finanziario e supporto tecnico. Il progetto era destinato a sperimentare una autonomia eco-produttiva della Regione Loreto, il cuore dell'Amazzonia peruviana, ma proprio in virtù delle sue potenzialità, è stato avocato a sé dal Governo Regionale di Loreto, e si è disperso nei lunghi tempi della burocrazia, fino ad essere sepolto definitivamente dagli effetti della crisi economica mondiale.

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Un altro valore strategico della biodiversità della Cocha Brava, è nel genoma ittico da essa preservato, forse il più antico della regione, e che può rivelarsi una a risorsa alimentare strategica per tutta l'area amazzonica. In particolare il gigantesco pesce Paiche, altrimenti noto col nome brasiliano di Pirarucu (Arapaima gigas), che vive indisturbato nella Cocha Brava, arrivando ai 150 kg. di peso. Questo pesce è essenziale al fabbisogno proteico delle popolazioni amazzoniche, e il suo allevamento potrebbe rappresentare una risorsa essenziale. Finora l'allevamento del Paiche é stato meno che "artigianale", data la impossibilità di distinguerne il sesso; cosa che limita molto la sua riproduzione in cattività e non attrae gli investimenti.
Da poco il centro francese Institut Recherche pour le Développement, assieme all'Instituto Investigaciones Amazonia Peruana di Iquitos (organismo di studi del Ministero dell'Ambiente Peruviano) ha avviato uno studio volto all'individuazione del sesso del Paiche proprio per facilitarne l'allevamento, e il patrimonio genetico dei giganteschi Paiches della Cocha Brava, forse col genoma più antico, potrebbe rivelarsi decisivo. Anche il DOE Joint Genome Institute, del dipartimento energia degli Stati Uniti, è impegnato in un progetto di ricerca e decodifica del genoma delle specie animali nel mondo, e potrebbe contribuire alla ricerca.

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Nelle remote aree della foresta Amazzonica, due diversi modelli di sviluppo si stanno scontrando: da una parte la globalizzazione spianata dai grandi collegamenti transoceanici e tappezzata di feudi estrattivi, che si appresta a sfruttare risorse di scarso valore ma di resa a breve termine (legname, petrolio, minerali, piantagioni) a costo di distruggere un valore in commensurato in termini di biodiversità (e assieme ad essa la vita delle popolazioni indigene superstiti), dall'altra lo sviluppo di progetti basati sul territorio e sulle sue specificità, volti a sostenere le economie e le comunità locali proteggendo e valorizzando il patrimonio di biodiversità della foresta amazzonica. Uno dei due modelli prenderà il sopravvento, e i suoi effetti andranno ben aldilà del Bacino Amazzonico, e sono forse destinati a influenzare il destino del pianta Terra.
Fonte

mercoledì 11 maggio 2011

IL MONDO NON SA DOV'E' LA SUA CASA

La spirale della violenza crea violenza e anche confusione: dolore, paura, intolleranza, odio, pazzia.
Di Eduardo Galeano
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I terroristi hanno ucciso lavoratori in 50 paesi nel nome del Bene contro il Male. Cosa sarebbe del Bene se non ci fosse il Male? Non solo i fanatici religiosi hanno bisogno di nemici per giustificare la loro pazzia. Hanno bisogno di nemici, per giustificare la loro esistenza, l’industria bellica e il gigantesco apparato militare degli Stati Uniti. Buoni e cattivi, cattivi e buoni: gli attori cambiano la maschera, gli eroi diventano mostri, ed i mostri eroi, secondo le esigenze di chi scrive il copione.
Lo scienziato tedesco Werner von Braun fu un cattivo quando inventò i missili V-2, che Hitler scaricò su Londra, ma divenne buono il giorno che mise il suo talento al servizio degli Stati Uniti.
Stalin fu buono durante la Seconda Guerra Mondiale e cattivo dopo, quando ha guidato l’Impero del Male. Negli anni della guerra fredda John Steinbeck scriveva:“Forse tutto il mondo ha bisogno dei russi. Scommetto che anche in Russia hanno bisogno dei russi. Forse loro li chiamano americani”. Dopo, i russi sono diventati buoni.

Saddam Hussein era buono, e buone erano le armi chimiche che usò contro gli iraniani e i curdi. Dopo, divenne cattivo quando gli USA, che avevano finito d’invadere il Panama, invasero l’Iraq perché questo aveva invaso il Kuwait. Bush padre era a capo di questa guerra contro il male con lo spirito umanitario ecompassionevole che caratterizza la sua famiglia, ha ucciso oltre un centinaio dimigliaia di iracheni, soprattutto civili.
Bin Laden, amato e armato dal Governo degli Stati Uniti, era uno dei principali “guerrieri della libertà” contro il comunismo in Afghanistan. Bush padre occupava la vicepresidenza quando il presidente Reagan disse che questi eroi erano “l’equivalente morale dei Padri Fondatori dell’America”. Hollywood era d’accordo con la Casa Bianca. “Il disprezzo verso la volontà popolare è una delle tante coincidenze tra il terrorismo di Stato e il terrorismo privato”. A quei tempi, è stato girato Rambo 3: gli afgani musulmani erano i buoni. Nel periodo di Bush junior invece erano i cattivi cattivissimi.
Henry Kissinger fu uno dei primi a reagire di fronte alla tragedia. “Colpevoli quanto i terroristi sono coloro che li sostengono, finanziano ed ispirano”, sentenziò. Se è così, bisognerebbe iniziare a bombardare Kissinger. Lui risulta colpevole di molti più crimini di quelli commessi da Bin Laden e da tutti i terroristi messi insieme. Ed in molti più paesi: agendo al servizio di vari governi USA, diede “appoggio, finanziamenti e ispirazione” al terrore di Stato in Indonesia, Cambogia, Cipro, Iran, Africa del Sud, Bangladesh e nei paesi sud americani che subirono la guerra sporca del Piano Condor.
L’11 settembre 1973, esattamente 28 anni prima delle Torri Gemelle, arse il palazzo presidenziale in Cile. Kissinger aveva anticipato l’epitaffio di Salvador Allende e della democrazia cilena, commentando l'esito delle elezioni: "Non dobbiamo accettare che un paese diventi marxista per l'irresponsabilità del suo popolo".
Il terrorismo artigianale somiglia molto a quello di alto livello tecnologico, quello dei fondamentalisti religiosi e quello dei fondamentalisti del mercato, quello dei disperati e dei potenti, dei pazzi liberi e dei professionisti in uniforme. Tutti condividono lo stesso disprezzo per la vita umana: gli assassini di 2.500 cittadini schiacciati sotto le macerie delle Torri Gemelle, gli assassini dei duecento mila guatemaltechi, per la maggioranza indigeni, che sono stati sterminati senza che mai la TV o i giornali del mondo prestassero loro il minimo d’attenzione. I guatemaltechi non furono sacrificati da nessun fanatico musulmano, ma dai militari terroristi che ricevettero “appoggio, finanziamenti e ispirazione” dai governi degli Stati Uniti.
Tutti gli innamorati della morte concordano nella loro ossessione di ridurre a termini militari le contraddizioni militari, sociali, culturali e nazionali. Nel nome del Bene contro il Male, in nome dell’Unica Verità, tutto si risolve uccidendo prima e chiedendo dopo. Allah è innocente dei crimini che si commettono a suo nome. In fin dei conti, Dio non ha ordinato l’olocausto nazista contro i fedeli di Geova, e non fu Geova che ha dettato il massacro di Sabra e Shatila né che ordinò di espellere i palestinesi dalle loro terre. Forse Geova, Allah e Dio non sono tre nomi di una stessa divinità?
La spirale della violenza crea violenza e anche confusione: dolore, paura, intolleranza, odio, pazzia. A Porto Alegre, l’algerino Ahmed Ben Bella avvertì:“Questo sistema, che ha già fatto impazzire le mucche, sta facendo impazzire le persone”. E i pazzi, pazzi di odio, agiscono come il potere che li crea.
Un bimbo di tre anni, chiamato Luca, ha detto in questi giorni: “Il mondo non sa dove è la sua casa”. Stava guardando una cartina geografica. Potrebbe esserestato a guardare le notizie.
Tradotto e segnalato per Voci Dalla Strada da VANESA

martedì 10 maggio 2011

IL GENOCIDIO NUCLEARE

Chernobyl sta facendo oltre 1 milione di vittime. Fukushima è peggio. A Fallujah i bambini nascono senza cervello. Una libbra di plutonio basterebbe a sterminare il genere umano




L'allarme nucleare è tutt'altro che rientrato. In Giappone qualche ora fa hanno registrato una fuoriuscita radioattiva dalla centrale di Tsuruga, proprio mentre in Italia Greenpeace esponeva un lungo striscione sulla facciata di Palazzo Venezia a Roma, contro l'eventualità di bloccare il referendum. Helen Caldicott, dottoressa autraliana che ha dedicato la sua vita agli studi contro il nucleare, qualche giorno fa a Montreal, in Canada, ha parlato dei rischi dell'atomo. Ne è uscito un quadro raccapricciante. Ecco le parole della Caldicott:
"Secondo alcuni studi quasi un milione di persone sono già morte a causa del disastro di Chernobyl. Ma OMS e AIEA dicono altro. Ritengo che Chernobyl sia stato uno dei più mostruosi insabbiamenti nella storia della medicina. Tutti dovrebbero sapere di questa storia.
E oggi facciamo i conti col Giappone. Quanto accaduto in Giappone, come ordine di grandezza, è molte volte peggio di Chernobyl. Mai in vita mia avrei pensato che 6 reattori nucleari potevano essere a rischio. Conoscevo tre ingegneri della General Eletric che hanno collaborato nella pianificazione dei reattori di prima generazione prodotti dalla GE. Questi tre ingegneri si sono dimessi proprio perché sapevano benissimo che questi reattori sono pericolosi. E i giapponesi hanno pensato bene di andare a costruirli proprio sopra ad una faglia sismica. I reattori hanno resistito parzialmente al terremoto ma non allo tsunami. L'energia elettrica è mancata ed è proprio l'energia elettrica che spinge l'acqua di raffreddamento (un milione di galloni al minuto) a ognuno dei 6 reattori.



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Senza l'acqua di raffreddamento le barre di combustibile si surriscaldano fino a sciogliersi, proprio com'è capitato a Three-Mile Island e a Chernobyl. I generatori d'emergenza, ognuno grande come una casa, sono stati distrutti dallo tsunami e non è rimasto alcun rimedio per fare circolare l'acqua di raffreddamento nei reattori. In più, sui tetti dei reattori, non dentro all'involucro stesso dei reattori, ci sono dei bagni di raffreddamento. Ogni anno rimuovono circa 30 tonnellate delle barre di combustibile più radioattive.
Ognuna delle barre è lunga 12 piedi, ed è spessa mezzo pollice. Emette un livello così elevato di radioattività, tipo raggi-X, che se tu dovessi stargli accanto per un solo paio di minuti, moriresti senz'altro. Non moriresti stecchito ma ... vi ricordate ancora quel Litvinenko, il Russo che è stato avvelenato con il Polonio, beh moriresti proprio così, ti cascherebbero i capelli, emorragia fatale, e moriresti di un'infezione gigantesca, come muoiono anche quelli affetti da Aids. Per di più, queste barre sono anche termicamente caldissime quindi devono essere sommerse in un grosso bagno e raffreddate costantemente.
In Giappone ci sono state tre esplosioni di Idrogeno le quali hanno scoperchiato l'edificio, non l'involucro del reattore ma il tetto dell'edificio stesso. Il che ha esposto il bagno di raffreddamento. Due di questi bagni di raffreddamento ora sono secchi e non contengono nessuna acqua, il che ha conseguenze disastrose.
Le barre di combustibile sono rivestite con un materiale che si chiama Zirconio. Quando lo Zirconio viene esposto all'aria, brucia. A Fukushima 2 dei bagni di raffreddamento producono 20 volte più radiazione di quanta ne produce il nocciolo del reattore. Considerate che in ognuno dei noccioli dei reattori c'è tanta radiazione quanta prodotta da mille bombe come quella sgaciata su Hiroshima.
Si tratta di energia diabolica. E=mc2
è l'energia che fa esplodere le bombe nucleari. Einstein disse che "l'energia nucleare è un modo pazzesco per fare bollire l'acqua!" Questo è l'unico utilizzo dell'energia nucleare: fare bollire l'acqua con calore pazzesco per produrre il vapore che poi fa girare le turbine che quindi producono energia elettrica. Quando si pratica la fissione dell'Uranio, si formano circa 200 elementi, ognuno dei quali è ancora più velenoso dell'Uranio per il corpo umano. Nonostante il fatto che l'Uranio sia così velenoso, gli americani lo hanno comunque usato a Fallujah, e pure a Baghdad. Ora a Fallujah, 80% dei neonati nasce senza cervello, con un occhio solo e senza arti superiori. I dottori del posto hanno addirittura detto alle donne di smettere di fare figli.
L'incidenza di cancro infantile è aumentato di circa 12 volte. Questo è un genocidio. È una vera guerra nucleare quella che si svolge in Iraq. L'Uranio che utilizzano dura per più di 4,5 miliardi d'anni, quindi stanno contaminando la culla della civiltà.
Comunque sia, negl'impianti nucleari ci sono dei livelli altissimi di radiazione. Ci sono 200 elementi, alcuni durano pochi secondi ed altri invece milioni d'anni. Lo Iodio radioattivo per esempio dura sei settimane e provoca il cancro della tiroide.
A Chernobyl oltre 20.000 persone hanno contratto il cancro della tiroide. Hanno dovuto farsi prelevare la tiroide e morirebbero senz'altro se smettessero di assumere dosi giornaliere di medicinali supplementari, proprio come un diabetico deve assumere dosi giornaliere di Insulina.
Lo Stronzio 90 si disperderà. Durerà circa 600 anni. Entra nelle ossa e provoca il cancro delle ossa o la leucemia.
Anche il Cesio dura circa 600 anni. Si trova dappertutto in Europa. Il 40% dell'Europa è tuttora radioattiva. Glialimenti turchi sono tuttora molto radioattivi. Non acquistate mai albicocche secche prodotte in Turchia ed evitate le nocciole prodotte in Turchia. I turchi si sono arrabbiati moltissimo con i Russi, tanto che hanno spedito tutto il loro thè radioattivo in Russia a seguito del disastro a Chernobyl. Comunque, il 40% dell'Europa rimane tuttora radioattiva. Nelle aziende agricole Britanniche gli agnelli sono così pieni di Cesio che non possono nemmeno venderli. Qualsiasi alimento prodotto in Europa è a rischio.
Ma tutto ciò non è niente rispetto a cosa sta capitando ora. Uno degli elementi più mortali rimane il Plutonio, il quale prende il nome da Plutone, dio degli inferi. Solamente un milionesimo di un grammo, se inalato, provoca il cancro. Teoricamente, una sola libbra di questo elemento sarebbe sufficiente per provocare il cancro in tutta la gente esistente nel mondo. Ognuno dei reattori contiene 250 chili di Plutonio al suo interno, e qui si parla di chilogrammi. Bastano solo 2.5 chilogrammi per produrre una bomba perche attualmente si utilizza il Plutonio per produrre le bombe. Il Canada vende attualmente solo due cose. Vende il grano per la vita e l'Uranio per la morte.
Il Plutonio fuoriuscirà e si disperderà per tutto l'emisfero boreale. Sta tuttora già viaggiando verso l'America del Nord.
Poi c'è lo Iodio 129 radioattivo, il che ha una "half-life" di 17 milioni d'anni, e poi ancora lo Stronzio, il Cesio, il Trizio, e potrei continuare ad infinitum...
Quando piove precipita anche la radioattività e si concentra negli alimenti. Se finisce in mare, viene concentrata centinaia di volte dalle alghe, poi dai pesciolini, poi dai pesci più grandi ed infine dagli esseri umani che stanno all'apice della catena alimentare. Questi elementi radioattivi non hanno alcun gusto o odore e non sono visibili. Sono silenziosi! Quando entrano nel corpo, non si muore immediatamente dal cancro. Ci vogliono 5-6 anni per contrarre il cancro e quando una persona ha il cancro, non può risalire al boccone di pesce che gliel'ha procurato. Qualsiasi tipo di radiazione è dannosa. Ha un effetto cumulativo e ogni dose che si assume aumenta il rischio di contrattare il cancro.
Se piove e la radioattività precipita, non si devono produrre alimenti. Il che significa non magiare qualsiasi alimento per i prossimi 600 anni!
Ho sentito che le scorie radioattive, qui in Canada, verranno seppellite nei dintorni del Lago Ontario. Quindi fuoriuscirà e durerà per milioni d'anni, finirà nell'acqua e quindi nella catena alimentare. Questa radioattività finirà per provocare delle vere e proprie epidemie di cancri, leucemie e malattie genetiche in eterno. Questo è il più importante rischio per la sanità pubblica che il mondo abbia mai visto, a parte il rischio onnipresente di una guerra nucleare. Einstein disse che "lo spaccamento dell'atomo ha cambiato tutto meno che il modo di pensare del uomo!" Molto profondo... E quindi si galleggia verso una catastrofe incomparabile! Siamo troppo arroganti. Abbiamo un eccesso di presunzione e secondo me il mesencefalo rettile del cervello di certi uomini è completamente patologico. Siamo di fronte ad una situazione dove siamo riusciti ad imbrigliare la forza del sole. Tutto pero è fuori controllo e oramai non possiamo farci più nulla!"

Fonte

lunedì 9 maggio 2011

«PIÙ CIBO A CHI SEPPELLISCE I CADAVERI»

Le immagini dal satellite diffuse da Amnesty International rivelano campi in continua espansione. Ma le autorità nordcoreane continuano a negare


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«In una stanza di 50 metri quadrati dormono dai 30 ai 40 prigionieri politici. Si dorme su un’asse di legno con sopra una coperta. La giornata inizia alle 4 di mattina col primo turno, chiamato “il turno prima del cibo”, fino alle 7. La colazione è dalle 7 alle 8 ma ogni pasto è fatto di soli 200 grammi di zuppa di cereali preparata sommariamente. Il turno di mattina va dalle 8 alle 12, il pranzo è alle 13. Poi si lavora di nuovo fino alle 20, la cena è dalle 20 alle 21. Seguono due ore di educazione ideologica. Se non s’imparano a memoria i dieci codici dell’etica non si può andare a dormire. Il programma del giorno è questo». Non è un balzo indietro nel tempo, né una testimonianza raccolta anni fa nel periodo tristemente famoso della Shoa e dei campi di concentramento. In un mondo occidentale che trova diritti da difendere con le armi solo nei Paesi in cui ha degli interessi economici o politici, per le notizie su uno Stato come la Corea del Nord non c’è poi tanto posto. Anche se oggi, nel 2011, si possono ancora raccogliere testimonianze come quella di Jeong Kyoungil, arrestato nel 1999 e detenuto nel campo per prigionieri politici di Yodok fino al 2003.
«Quella scarna scodella di 200 grammi di zuppa di cereali – ha spiegato ancora Jeong agli operatori di Amnesty International che l’hanno intervistato nell’aprile 2011 a Seoul  - viene servita solo se si finisce il compito assegnato giornalmente. Altrimenti niente. Il compito consiste nel falciare le erbacce nei campi. A ogni detenuto vengono assegnati 1157 metri quadrati di terreno e solo quelli che terminano il lavoro ricevono il cibo. Chi ha fatto metà del lavoro, riceve metà pasto». La storia continua, agghiacciante. «Vedere prigionieri che muoiono succede frequentemente, direi ogni giorno. A essere sincero, a differenza di una società normale, è un fatto che provoca piacere anziché tristezza, perché chi trasporta una salma e la seppellisce riceve un’altra scodella di cibo. Io mi occupavo delle sepolture. Quando un responsabile del campo mi chiamava, radunavo un po’ di persone e seppellivamo i cadaveri. Dopo aver ricevuto cibo extra, ci sentivamo contenti invece che tristi»
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La storia di Jeong Kyoungil si unisce a quella di altri ex prigionieri politici e guardiani dei campi raccolte da Amnesty International per cercare di fornire uno spaccato quanto più reale possibile sulle condizioni durissime all’interno dei campi per prigionieri politici in Corea del Nord, oltre che della loro ampiezza e localizzazione. Ieri, 2 maggio, l’organizzazione per i diritti umani ha anche diffuso le immagini satellitari di quattro campi creati nelle aree disabitate delle provincie di Pyongan sud, Hamkyung sud e Hamkyung nord, con particolari approfondimenti del campo 15, Yodok: le immagini hanno permesso di gettare luce su una drammatica situazione che il Paese, nonostante le evidenze, continua a negare.

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Secondo le stime, oltre 200.000 persone sarebbero oggi rinchiuse in campi come quello descritto e le immagini raccolte da Amnesty International ne evidenzierebbero un aumento di ampiezza dal 2001 ad oggi. «Per decenni le autorità della Corea del Nord hanno negato l’esistenza di campi di detenzione di massa per prigionieri politici. – ha dichiarato al riguardoSam Zarifi, direttore per l’Asia e il Pacifico di Amnesty International - Si tratta di luoghi fuori dalla vista del resto del mondo, dove viene ignorato quasi del tutto l’intero sistema di protezione dei diritti umani che il diritto internazionale ha cercato di costruire negli ultimi 60 anni».

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I detenuti infatti sarebbero costretti a lavorare praticamente in condizioni di schiavitù e sottoposti a torture e vessazioni che l’organizzazione per i diritti umani ha definito “crudeli, inumane e degradanti”. Molte delle persone attualmente detenute nei campi di prigionia non sanno di che reati siano state accusate, mentre altre sarebbero state imprigionate sulla base del fatto che un loro parente era già stato arrestato oppure per reati associativi, oppure ancora sulla base di processi farsa e di confessioni estorte con la tortura: la maggioranza dei prigionieri secondo Amnesty Internationalsi troverebbe nelle Zone a Controllo Totale, dalle quali non verrà mai rilasciata. Sebbene l’organizzazione per i diritti umani ritiene che i campi siano in funzione dagli anni Cinquanta, solo tre persone fino ad oggi sono riuscite ad evadere e a fuggire dal Paese. «Ma chi cercava di evadere – ha raccontato Kim, un ex detenuto nel campo Kwanliso 15 di Yodok – veniva ripreso, interrogato per due o tre mesi e poi ucciso». Dal campo in questione sarebbero state rilasciate soltanto 30 persone e almeno il 40% dei prigionieri tra il 1999 e il 2011 sarebbe morto per denutrizione. Ai detenuti non è fornito un abbigliamento adeguato e il cibo è scarso: tra le testimonianze raccolte da Amnesty International, molte parlano di persone costrette a mangiare topi o a recuperare chicchi di mais dalle interiora degli animali, a rischio di subire torture o essere posti in isolamento.
«Centinaia di migliaia di persone – ha concluso Zarifi - passano la loro esistenza senza praticamente alcun diritto, trattati in buona sostanza come schiavi, in alcune delle peggiori condizioni mai documentate da Amnesty International negli ultimi 50 anni: condizioni inumane, che devono spingere Kim Jong-il a chiudere i campi di prigionia immediatamente».
(lFotografie: Amnesty International- sezione italiana )
Fonte

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